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Finalmente si celebra una vittoria di Guidonia

Una storia a fumetti racconta l’epico ritrovamento grazie a tre eroi: la Sovrintendente Anna Maria Reggiani e il Generale dei carabinieri Roberto Conforti e il Presidente dell’associazione nomentana Enrico Moscetti

In una storia che si rispetti debbono esserci almeno due protagonisti, magari uno positivo e uno negativo. In questa storia ce ne sono tre. Tutti positivi, però. La storia non riguarda banditi e furfanti. Anche loro, ma stavolta sono a margine. Sono quelli che avrebbero spedito la Triade in qualche pacchiano arredamento di una villa in Svizzera. Gli è stato impedito grazie alla pervicacia dei nostri tre eroi. Eppure sul fatto che ci fosse effettivamente un reperto importante all’Inviolata c’era molto scetticismo. Ci credeva però Enrico Moscetti. E faceva bene. Titolare solo di una delega onoraria da parte del ministero dei beni culturali, era infaticabile nei suoi contatti con le forze dell’ordine che continuavano la ricerca. E infatti, al di là dei reperti di vasellame, pietre, frammenti di antiche abitazioni – reperti prevedibili per essere l’area nelle vicinanze dell’antica Tiburtina – si diceva fosse stata trovata la Triade capitolina. La statua raffigura Giove, Minerva e Giunone tranquillamente seduti sullo stesso stesso scranno, di eguale grandezza. Copie come questa non ce n’erano al mondo. E invece dopo essere stata trafugata dai tombaroli, rischiava di essere venduta al mercato di collezionisti privati. I carabinieri ci credettero e riuscirono a impedire che un importante cesello della conoscenza di culti, cultura e senso del divino negli antichi romani andasse perduto senza alcuna possibilità di approfondimento. Fondamentale fu l’attestazione di Anna Maria Reggiani che, fidandosi del fiuto dei suoi consulenti, attestò l’effettiva esistenza della statua. Fu così acconsentito dal generale dei carabinieri, Roberto Conforti, di approfondire la ricerca. Un’intensificazione di indagini che arrivò al ritrovamento. Tutto avvenne esattamente venti anni fa, nel 1994. La Triade nel dicembre ’96 però prese la destinazione del museo di Palestrina, considerata nei parametri del ministero, una destinazione adeguata all’area di riferimento dei reperti ritrovati. Si tratta però di un museo che dista venticinque chilometri da Guidonia. Da due anni però la si può godere nell’Antiquarium di Montecelio. La mattina di sabato 5 aprile alla chiesa del S.Michele a Montecelio il ricordo dei fatti con la presentazione del libro nel quale è inserita la storia a fumetti ha voluto riportare tutti queste vicende da romanzo alla luce perché diventino un racconto condiviso. Un’idea eccellente perché sia formativa per i giovanissimi che nel rispetto della ricchezza dei beni archeologici trovino il senso di appartenenza per la propria terra, per le proprie origini, ma anche per la possibile ricchezza che si può costituire a Guidonia Montecelio col turismo culturale. Nella cerimonia sobria anche il sindaco Eligio Rubeis ha giustamente rivendicato il merito di aver riportato il reperto a Guidonia, aver allestito l’Antiquarium la cui prima deliberazione risale al 1999 col sindaco Ezio Cerqua presente nella cerimonia in cui si è ricordata, per una volta, una vittoria di questa città.