Il casting dei due tradizionali schieramenti politici è aperto da più di un mese e non riesce a chiudersi. I curricula che arrivano non sono rispondenti alle richieste. Si chiede disponibilità piena, facilità al sorriso, stato patrimoniale da nullatenente però ricco di famiglia in modo da non cedere ad alcuna tentazione durante il mandato, contratto non scritto di immediate dimissioni in caso di non elezione e passaggio automatico in Consiglio comunale in modo da far passare l’ultimo dei non eletti. Sì perché qualora non servisse all’abbisogna di federare la coalizione, essere momento di mediazione, fino al compromesso, in uno schieramento con inevitabili divisioni non servirebbe a niente.

Troppe caratteristiche tutte insieme per profilarsi in una persona vera in carne e ossa.

E allora si preferisce sottoporsi all’altro casting, quello verso il Nuovo Polo Civico, convinti che al centro si vince sempre e in uno stato post-pandemico e prebellico la sfiducia nei partiti è tanta e tale che non riescono a rappresentare un valore aggiunto.

Ma anche in questo nuovo gioco non si semplifica l’onere di trovare il sindaco. Sì, perché le ambizioni sono inversamente proporzionale alle prospettive di saper gestire nell’immediato futuro le contese che verranno al pettine e che non saranno semplicemente determinate dai desiderata dei partiti, bensì dalle pressioni forti dei pesi specifici che gravano sulla città. Prima tra questi quelli delle imprese di travertino che annunciano di ritararsi dall’attività vera e propria prospettando nuove ondate di disoccupazione. Interessi potenti di crescita edilizia rappresentati da basi produttive che annunciano espansione in termini di occupazione, di cui non saranno i cittadini di Guidonia ad accorgersi. (Car). Vecchie questioni come l’impianto TMB che non aprendo rimane un eterno incompiuto ma rimanendo lì, non attivo, si staglia costantemente come una minaccia sulla quale i duri e puri continuano a costruire i loro strali contro il sistema “malvagio e corrotto”.

In questo gioco chi si avvicina anche solo alla candidatura per occupare quella poltrona? Ma il vuoto del posto a sedere ne evidenzia un atro. Quello di una classe politica che non riesce a dare garanzie e non si pone come investitura ufficiale a un programma a un insieme di interessi in una struttura di intelligenza organizzata. Chiunque sa che una volta eletto resterà solo su quello scranno e a lui resterà il cerino in mano. Sempre. Di lì chiunque sarà pronto a gridare contro il primo inquilino del Palazzo.

E allora è meglio starsene a casa. E appare al senso comune come una scelta saggia.