Tutta Guidonia deve ricordarlo come uno dei padri fondatori della città

di Angelo Nardi

Diciamolo: con Schedrama se ne va un mondo. Una qualità dell’esistenza dove la solidarietà non è una parola o un valore da celebrare, ma una pratica da praticare ogni giorno, ogni momento. Una visione della vita dove non c’è vita se non nella lotta. Ma c’è invece una cultura profonda: elaborata senza bisogno di testi ispiratori, dove la lotta non ha senso se non c’è una contrattazione finale, dove non c’è lotta se non c’è il confronto, e dove la lotta non è sufficiente se c’è qualcuno che resta indietro.

Schedrama ad Albuccione fu avanguardia di movimento, momento di contestazione, lucida organizzazione della protesta degli ultimi relegati in un quartiere distaccato dal resto della propria città, a sua volta satellite di Roma.

Ma sempre Schedrama ad Albuccione fu anche il prete laico. Quello da cui ti andavi a confessare. Quello a cui chiedevi una mano se non ce la facevi ad arrivare a fine mese o non potevi pagare l’affitto anche di quelle case a canone popolare.

Non si può raccontare lo spessore di una persona come lui a un giovane, anche se ha letto tutti i romanzi di Pasolini. Lui andava molto più al di là. In lui c’era il sacro rispetto della responsabilità. Quel vincolo in cui si era legato al suo rione di appartenenza e che mai e poi mai avrebbe tradito con un’avanzata sociale.

Faceva parte di un mondo antico dove guardarsi negli occhi e stringersi la mano aveva un valore assai più importante che mettere la firma a un contratto.

Pare di raccontare un mito, una favola, di carezzare la figura di una persona che se n’è andata. Qualcosa che negli anni del doppio venti, del giovanilismo come condizione imposta, non è compreso. E neanche io ci avrei veramente creduto se non lo avessi conosciuto di persona.

Stavolta non come cronista, ma come amministratore pubblico della città. L’amministrazione Cerqua, che rappresentavo, voleva valorizzare l’edificio della scuola che sarebbe stato costruito ad Albuccione. In più consegnavamo un’area a verde. Nel rione in cui non si contavano le carenze di infrastrutture era ben chiaro che anche il nuovo edificio non riallineava il quartiere con tanti problemi. Nella cerimonia di presentazione avrei teso a chiudere in breve. Le doglianze sarebbero state assai più lunghe dei nostri meriti di cui davamo lustro. E invece conobbi il presidente del centro anziani, tale Schedrama. Ci accolse come fossimo vecchi amici. Volle prima un incontro per conoscerci umanamente. Nell’iniziativa la consegna anche di una targa di ringraziamento aveva pensato anche a me, che non ero sindaco o assessore. “Un ricordo da Albuccione per te che, si vede, ci credi e lavori”. Chiamato a intervenire mi sentii del tutto inadeguato: riuscii ad esprimermi solo con parole da filosofo mancato. Ricordo invece nel profondo il suo sguardo e alla fine la rassicurazione: “nun te preoccupa’, sei andato bene lo stesso”. Ho sempre pensato che Schedrama non fosse solo il sindaco di Albuccione, tipo “il sindaco del rione Sanità” alla Edoardo De Filippo. Ma che fosse proprio il nume protettore del quartiere. Di tante altre qualità eccezionali era dotato l’uomo.

Gli sia lieve la terra.