Si annunciano niente poco di meno che millecinquecento posti di lavoro con l’estensione del CAR di Guidonia

Protocollo d’intesa. È stato siglato con gli amministratori regionali, comunali e del centro annonario il 5 dicembre. A firmare a via Cristoforo Colombo, il presidente della Regione Nicola Zingaretti, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e Michel Barbet sindaco di Guidonia.

Di qui si arriva dritti-dritti alla variante del piano regolatore, prima in Consiglio comunale e poi in Consiglio regionale. Bisogna far presto. Si deve evidenziare al più presto il lavoro ben fatto di un’amministrazione che in questi quattro anni ha realizzato ben poco. Ed anche l’economia, si sa, non ha molto tempo.

Il centro annonario di Roma sito in Guidonia si afferma così come una delle realtà commerciali, di distribuzione e stoccaggio del genere ortofrutticolo, più grande d’Europa. E a tagliare il nastro vuole essere l’amministrazione Pd-CinqueStelle attualmente in carica.

Va tutto bene se non si alzassero le aspettative in modo inverosimile. Si parla di millecinquecento nuovi posti di lavoro. Si prevedono sessanta ettari dove si costruirà. Sessanta ettari in totale, si comprenderanno anche aree a verde, compresa la cosiddetta Valle dell’Aniene.

Solo per dare un’idea dei volumi di edilizia che stanno per calare su Guidonia, attualmente il Car occupa ventitré ettari.

Ma millecinquecento nuovi posti di lavoro sono un’enormità. Forse nel settore commercio non ce li ha l’intera città di Guidonia.

Si prospettano piattaforme per i mercati per la carne, i fiori, il biologico. Tutti ambiti in cui esiste una divisione del lavoro fortemente serializzato e appare inverosimile si arrivi a numeri di questo tipo. L’investimento annunciato vale circa duecento milioni. Il capitale sociale del Car è di 69 milioni e mezzo. Quasi un terzo in più rispetto all’attuale, nonostante la sua struttura triplichi.

Grandi numeri per una città che può contenerne solo grazie al grande investimento pubblico-privato. Solo che quando si vanno a guardare da vicino la loro dimensione appare incommensurabile a una vera e propria realizzazione. E allora la facoltà immaginaria dei numeri aiuta a guardare il Centro Agroalimentare Romano come un’opportunità dove trovare piena occupazione. Come fu nel dibattito di venti anni fa quando il Car appariva come un El Dorado. E poi ben più modesta fu il suo ritorno per la città.