L’effetto di spettacolarizzazione della politica non cessa nemmeno in mancanza dello spettacolo per eccellenza che è il mezzo televisivo. Orfani delle tribune tivvù, si vuole convincere gli elettori portandoli a teatro. Ma non per assistere a una rappresentazione o a uno spettacolo. Bensì per vedere un altro rito rappresentato. Quello delle elezioni amministrative. In sé e di per sé consiste in una materia alquanto noiosa per un intelletto, tanto più se dotato di ingegno e inventiva.

I candidati infatti dovrebbero soffermarsi su come intendano sistemare il bilancio, quali spese sono irrinunciabili a quali costi vivi rinunciare. E poi abbandonarsi alle prospettive perseguibili sulla città. Pre-figurare una missione per Guidonia.

Ciascun candidato dovrebbe farlo col proprio uditorio, con persone disposte a recepire con attenzione i contenuti, non sempre intuitivi. E invece per l’ennesima volta i candidati si mettono a confronto per una passerella che vuole ricordare del rinnovo del Consiglio comunale, così come quella della decisione su chi dovrà fare il sindaco.

Nell’impresa dello spettacolo la strategia è quella di mettere insieme varie figure critiche in modo che la loro debolezza, messa assieme, faccia una forza.

Così: a teatro non ci va più nessuno, le campagne elettorali sono snobbate dalla gente che oramai non ne può più di sentire questo o quello, i candidati debbono andare a cercare i cittadini a casa… E allora si invita tutti a teatro. Hai visto mai? Dovesse funzionare?

Viene da chiedersi se una delle ragioni della crisi della politica non sia invece da riferirsi alla sua spettacolarizzazione, quindi al ricorso di effetti speciali, anche nelle promesse! Si fa di tutto per catturare l’attenzione del cittadino sempre più scettico sul fatto che potrà esserci una soluzione ai problemi stretti dell’immediato. Ma all’ennesima delusione non si può rispondere alzando il livello di spettacolarizzazione.

Si portano i candidati a teatro! La battuta viene facile, come fossero “personaggi in cerca d’autore” oppure: “Aspettando Godot”. E chi sarebbe il fantomatico Godot? Il finanziamento regionale? Risorse che arrivano per il PNRR? Che qualche impresa cada per caso qui e dia tanti posti di lavoro? Se le risposte fossero veramente queste saremmo già nel teatro dell’assurdo e niente di più appropriato del Teatro Imperiale.

Ma così non sarà. E allora avremo il rinfacciarsi reciproco di responsabilità per qualche appartenenza di schieramento. Troppi a recriminare e si perde il senso delle cose: che fare per il manto stradale, per il verde pubblico, per i collegamenti viari …