Il rifiuto degli impianti a Guidonia si definisce come la politica dei rifiuti

Nel dibattito si contano tre impianti legati alla gestione dei rifiuti. Ma la discussione sulle prospettive della città in stretto legame alla gestione dei rifiuti non la vuole fare nessuno. Dire di essere contrari è la linea preferita, per non sbagliarsi e non trovarsi al centro di polemiche feroci. Feroce perché senza appelli, è invece il destino di questa città che si trova a subire scelte che arrivano altrove, senza aver mai concorso alla delineazione di una linea per il futuro della città.

“Ma – si dirà – gli impianti non sono a Guidonia!” Non è a Guidonia il biodigestore anaerobico destinato al trattamento dei rifiuti nel Comune di Tivoli. Non è esattamente a Guidonia ma al Car (un mondo a sé) l’impianto di trattamento dell’umido. Lo stesso TMB si dà oramai per acquisito e non è di Guidonia ma di tutta l’area metropolitana” – Come uso e consumo. Ma il sedime messo a disposizione sta nella Città dell’Aria.

Stessa scena nel Consiglio comunale convocato per il 16 dicembre. Il fatto rappresentanto è sempre lo stesso. C’è un soggetto, questo governo della città, che pieno di contraddizioni interne non ha di meglio da fare che dire di essere contro. Anche verso le cose che, di fatto, sono già una realtà in potenza (TMB), se non prossime ad essere in atto.

Ed è inutile in tal veste prendersela con il livello degli eletti, la dialettica dello scagliarsi contro responsabilità di altri o le connivenze (sempre degli altri) è lo sport che in fondo questa città ha sempre praticato. Non a caso si trovò a recriminare sulla scelta di dare ricovero ai rifiuti in discarica e così rimanere attanagliata per decenni alla politica ambientale primitiva dell’accumulo, mentre nel resto d’Europa si praticavano altre forme di gestione dei rifiuti. Sempre per lo stesso motivo non si trova chi abbia votato l’impianto TMB che dovrebbe esser prossimo ad entrare in funzione, grazie alla bocciatura dell’ultimo ricorso al Tar, e non si capisce perché non funzioni.

Una storia sbagliata per cui, rifiutando i rifiuti da parte di tutti, non si capisce perché sempre qui trovino una convergenza. Le risposte ci sono –  uno è Tivoli, l’altro è al Car ed a suo servizio, l’altro ancora è già una realtà anche se non operativa – ma è il difetto di programmazione e di coraggio dei nostri amministratori a latitare.

Una classe dirigente adeguata per una città che quasi arriva ai centomila abitanti dovrebbe avere la forza di sedersi ai tavoli che contano e contare, chiedere le proprie contropartite, programmare laicamente e in modo determinato sul proprio futuro.

Ed è questo quello che non c’è. È questo quello che manca.