Avere o non avere? il sindaco in conflitto con sé per competenze improprie

comunicato.stampa.Eligio Rubeis, sindaco di Guidonia, deve provvedere alla salvaguardia del cantiere dove sono in corso rilevamenti di natura storico-culturale di interesse mondiale. Non si capisce bene – al di là delle pompose definizioni date dalla retorica giurisprudenziale – quali siano i poteri del sindaco e come oggettivamente possa esercitarli in un quadro di scarsità di risorse. Il sindaco è la massima autorità in termini di sicurezza ambientale e di ordine pubblico. Il sindaco è il massimo rappresentante a tutela del cittadino per la salvaguardia della salute. Tutte cose belle. Quando a questa architettura assai scricchiolante si aggiunge il nuovo, l’edificio rischia di crollare. E il nuovo non è dato da una calamità. Quella per fortuna non c’è. La calamità si assimila a degli scavi archelogici iniziati e intrapresi durante i lavori per una nuova opera pubblica: la nuova strada della Selciatella. Come prevedibile, quanto è stato ritrovato diviene ben presto un’attrazione per curiosi e speculatori che si conformano nell’esercito di sconosciuti tesi a raggranellare pezzi per affari facili: il bene archeologico trafugato e rivenduto a prezzi di fortuna. Quindi una ricchezza, un’acquisizione in più per il Comune, diventa un dramma. Il sindaco, secondo il Soprintendente e secondo la legge, deve provvedere mettendo al riparo, provvedendo a un servizio di guardiania attivo ventiquattrore su ventiquattro gli scavi dell’ennesima villa patrizia con annesso Mitreo, con annessa cisterna (no, non c’è ma sicuramente la troveranno da qualche parte), con altri resti sensazionali che rileranno sicuramente un loculo con i resti di una giovane donna morta per parto duemila annifa. Benissimo! Questi capolavori di nuova conoscenza dovrebbero richiedere investimenti pubblici ab eterno per la loro salvaguardia. Le stesse risorse che l’amministrazione non riesce a trovare perché non ci sono per salvaguardare l’incolumità dei propri cittadini in quartieri più difficili. Il Comune quindi dovrebbe investire risorse proprie per sostenere un bene necrofilo ammettendo l’impossibilità di fare altrettano per persone in carne e ossa che vivono la città e ne condividono le contraddizioni. Questo è l’ordinamento italiano. Soldi che il Comune dovrà spendere fin quando il Soprintendente non considererà chiuse le ricerche decidendo, come quasi sempre avviene, di sotterrarare nuovamente il tutto e mettere sotto tutela tutto il bene scoperto. Nel migliore dei casi porterà con sé dei beni che riterrà esponibili ma che non esporrà a Guidonia. Quindi i cittadini che pagheranno non potranno indirettamente godere di quei beni attraverso un’esposizione a Guidonia con pubblico pagante. Quindi il cittadino di Guidonia dovrà pagare per un bene indistinto che gli appartiene come cittadino italiano, non come cittadino di Guidonia.

In questi controsensi in cui è formato il nostro ordinamento immaginiamo il sindaco Eligio Rubeis col teschio in mano che a mo’ di Amleto domandarsi: “avere o non avere”, piuttosto che lo shakespeariano “essere o non essere”. Questo perché il sindaco dovrà capire cosa riceve in questa storia, cosa ha lui, cosa gli appartiene per essere lui il sindaco. Nell’antico dilemma tra “essere o avere” avrà finalmente una risposta: l’essere consiste in una nozione che ha: Rubeis è sindaco. Ma questo avere non corrisponde a una chiarezza: i reperti sono suoi? (Suoi, in quanto rappresentante della comunità determinata) No, non sono suoi. Non lo saranno mai e forse è anche giusto così. Però è lui che deve provvedere, stornare risorse, prendere in custodia come cosa sua. E allora, da tutto questo, che cos’ha il sindaco? Solo quel che deve dare.