A novantasei anni è morto Antonio Muratore, ha inventato un modello politico che le generazioni dopo di lui non sono riuscite a seguire

Fino alla fine degli anni Ottanta Antonio Muratore non è stato solo un uomo politico molto in vista. Ha rappresentato il marchio col quale si dava il suggello ad alleanze di cartello oppure accordi strettamente politicistici. Antonio Muratore ha portato nell’eterna conflittualità (quella tra quartieri, tra diverse passioni politiche, ma anche tra interessi molto pratici contrastanti) di Guidonia la primazia dell’interesse comune insieme alla fondamentale importanza di creare una classe dirigente. Questa struttura direzionale della città era chiaramente comandata da lui: Antonio Muratore meglio conosciuto come “il Senatore”. Consisteva in un sugello di garanzia per cui un accordo era benedetto. Come Senatore fu rieletto tre volte ricoprendo la carica dal 1983 al 1994.

La struttura trovata, utilizzata e perfettamente funzionante alla tenuta di questo telaio interclassista, era il Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi. Come l’ex presidente del Consiglio, l’intendimento ideologico di Muratore nasceva da convincimenti più socialdemocratici che strettamente socialisti. Ma negli anni Ottanta il PSI era il cavallo vincente e Muratore lo cavalcò portando nelle sue terre ritorni inimmaginabili.

Erano gli anni Sessanta e Settanta in cui il popolo di Guidonia cresceva di anno in anno coi molti romani che popolavano i nuovi quartieri di Setteville e Albuccione. Ma era da tutta Italia che, in definitiva, arrivano nuove cittadinanze in continua crescita. Lo stesso Muratore era siciliano, essendo nato a Canicattì. In quella situazione frastagliata, quindi difficile da governare, Antonio Muratore trovò una quadra riuscendo a porsi come contatto tra la classe dirigente del paese e la popolazione dei piccoli centri, che componevano una città che ancora non era nata, nella sua piena identità. Sindaco 1965 al ’66 e dal 1980 all’ 83, Muratore riuscì a superare anche la sfera parlamentare riuscendo a sedere sugli scranni di Sottosegretario al Ministero del Turismo (1987-1992). Nessuno più di lui, dopo o prima di lui, partendo da Guidonia è riuscito in questa impresa. La città dopo di IL Senatore ha bruciato molti astri nascenti in politica ed è stata considerata sempre come terra di conquista per prendere voti.

Con Muratore si ebbe invece Anna Rosa Cavallo consigliere regionale del Pci-Pds, dopo esser stata una delle rare donne sindaco all’età di ventisei anni. Erano tempi in cui dietro la mente direttiva di un uomo che conosceva le regole non scritte della politica fu possibile formare una classe dirigente della città. Operazione che, si ripete, senza di lui non fu più possibile. Ma grazie a un riferimento forte, quale era Muratore, crebbe la necessità di una risposta politica a destra. Emersero quindi Adalberto Bertucci e Vittorio Messa.

Nell’astro di Antonio Muratore, dietro le sue grandi coordinate fu creato un altro mito della città: Giambattista Lombardozzi che sempre dalle fila del PSI fece il sindaco per buona parte degli anni Ottanta fino ad essere cancellato dalla scena dalle inchieste di Tangentopoli. Quell’onda spazzò via buona parte della città che la governava, insieme alle ben note vicende che decapitarono PSI e DC. Muratore rimase totalmente illeso dalle ghigliottine giustizialiste. Ebbe il buon gusto di ritirarsi dalla scena pubblica limitandosi, di tanto in tanto, a far sapere quale era il suo pensiero.

Nel 2001 l’inaspettato ritorno. C’è la candidatura del figlio alla Camera che però deve soccombere davanti all’avversario di centrodestra Vittorio Messa. Ma dopo la caduta del sindaco Sassano, nel 2005, Antonio Muratore – come Marlon Brando che si presenta al pari di un esordiente qualsiasi nel film Il Padrino – chiede al centrosinistra la candidatura a consigliere comunale. Ed è in quell’anno che viene eletto ottenendo messi di voti tanti da conferirgli l’elezione a Presidente del Consiglio comunale. Significava che Muratore ripartiva dalle basi. E nelle sue parole anche la voglia di ridare le basi ai tanti dilettanti allo sbaraglio che popolavano il Consiglio comunale. Ma era chiaro che oramai, nell’età dei carrieristi di partito o dei cercatori di fatturato politico, era impossibile insegnare tante cose.

Sua la scelta, quindi, di non correre più dentro un mondo che andava in altra direzione da quella intrapresa da lui, quando era giovane. Al cronista raccontava con la levità dei ricordi quando da veterinario lavorava in quella Guidonia ancora rurale. I rapporti di fiducia con le persone, conosciute una per una, fu possibile trovarli nella professione che svolgeva come fosse un medico condotto della città. Erano tempi in cui gli animali erano la vera ricchezza, non solo la compagnia. Muratore partì dalla fase zero della crescita di una realtà per arrivare a guidarne i primi fondamentali stati evolutivi. Aveva un gran rispetto per l’informazione e per chi correttamente si divisa nell’onere di “essere storico dei suoi tempi”.

Molto gli deve Guidonia. Tanto lavoro di intermediazione tra gli interessi reali della società in crescita e l’incuranza dei piani alti delle gerarchie statali possono sintetizzarsi con la capacità di far arrivare infrastrutture che non confinassero la città alla deregulation da cui era nata. Ma molto deve anche Muratore a Guidonia. La città che gli ha permesso di essere “IL Senatore”. Gli sia lieve la terra.