Indice Rilevanza

Oggi 15 maggio è arrivata la sentenza per l’ex sindaco Eligio Rubeis che ha sancito quattro anni e sei mesi di reclusione per il reato di corruzione.
Una storia nata il 20 luglio del 2015 quando Rubeis fu arrestato e tenuto agli arresti domiciliari per l’accusa di aver imposto un’assunzione al direttore di un centro commerciale che attendeva dei pagamenti e delle facilitazioni dal Comune.
Il fatto ha determinato la fine di un corso amministrativo che conobbe continuità fino alla fine con una nuova ondata di arresti legati ad altri illeciti rilevati dalla magistratura di Tivoli.
La sentenza di oggi quindi non segna la parola fine ad un eterno contenzioso. Ma, cosa più importante, con altri arresti in Italia, conferma il disagio e l’incapacità di concepire una corretta amministrazione pubblica.

Una sentenza finalmente è arrivata. L’altra la danno molti cittadini costantemente sui social network confermando parole di stima nei confronti di Eligio Rubeis. IL “male” che avrebbe arrecato alla correttezza delle procedure di legge è considerato veniale secondo un sentire comune evidenziato in commenti leggibili.

D’altra parte però è anche vero che l’onda di arresti determinatasi con la seconda amministrazione Rubeis e i suoi immediati successori ha aperto la strada ad un partito unico al governo della città. La formazione dei Cinque Stelle che prevedibilmente ha preso le redini di un Comune oramai sconquassato e con gravi problemi di bilancio, è stata la logica conseguenza del riflusso d’ordine che si percepisce dalla società.

Quindi se da una parte, c’è una società che invoca Rubeis (reo solamente, secondo questi, di una mancanza di stile), dall’altra c’è una società che vuole un’amministrazione pubblica rigorosamente ossequiosa alle disposizioni di legge.

L’obiezione a quest’ultimo indirizzo è che per un’amministrazione sì fatta sarebbe sufficiente un commissario prefettizio. Secondo questi amici delle cose pratiche, delle decisioni operative effettuate in tempi brevi, un sindaco o un qualsiasi amministratore si può trovare soggetto ad operare delle forzature sulle procedure purché siano sempre dirette al bene pubblico – è il caso, ad esempio, del sindaco di Milano Sala per l’Expo relativamente all’aggiudicazione di gare che se non espletate altrimenti avrebbero fatto saltare l’Expo – (In tal senso diceva l’ex sindaco di Guidonia Giambattista Lombardozzi il reato di abuso di ufficio per un sindaco potrebbe tradursi in eccesso di velocità per un pilota di automobilismo).

Questi ragionamenti servono a riferire la complessità del problema che non potrà mai essere circoscritta dentro una sentenza di colpevolezza o di assoluzione morale.

La gente di Guidonia non è nuova ad interrogarsi su questo problema ed è anche vero che se uno spirito, per così dire, eccessivamente pragmatico ha portato ad accelerazioni illegittime, d’altra parte una comunità non può essere sorretta dalla deregulation più totale. Ma in tutto questo il problema rilevante consiste nel sussistere di livelli di corruzione nel vero senso della parola. IL sussistere di pratiche assai meno nobili della narrazione di un politico che cerca di far lavorare una persona rendono la favola del governo paternalista assai meno bella. Pratiche che dicono di una comunità di eletti a servizio di coloro che ne hanno pagato la campagna elettorale o di un’abitudine a rendere servizi in luogo di favori di ogni genere.

Problemi troppo grandi perché siano risolti a Guidonia, in una città fondata su un progetto urbanistico mirabile ma cresciuta nella deregulation e che solo successivamente ha trovato negli strumenti urbanistici un livello sempre parziale di adeguamento a un piano normativo. L’ondata di arresti rischierà quindi di ripetersi in modo ciclico se Guidonia non troverà finalmente una quadra.

E l’affermazione delle regole sarà possibile solo nella crescita della sua classe dirigente e nel suo progetto chiaro su questo asse metropolitano.