Ne parliamo col rappresentante dell’Osservatorio Sanità e Salute Maurizio Neri

IL Covid-19 finora conta settanta casi a Guidonia. Più un decesso, le cui concause sono attribuibili al virus pandemico. Una media ancora più bassa al numero di abitanti guardando all’Italia come il Paese in cui un cittadino su 317 ha avuto esperienza diretta col virus. A Guidonia la media è di un cittadino ogni 1267.

Un numero che fa impressione perché, a stretto circuito di conoscenze anche di coloro che si ritengono dalla parte dei sani, non c’è persona che non abbia avuto esperienza più o meno diretta con questa forma di Sars.

Ne parliamo con l’ingegner Maurizio Neri. Oltre che editore di questo notiziario, Neri è nel direttivo dell’ Osservatorio Sanità e Salute ed ex consigliere comunale di Guidonia.

Innanzitutto il punto da fare è sulla mancanza di un ospedale in città. “Stavolta non farebbe la differenza – chiarisce Neri – IL rapporto tra questa malattia e le strutture sanitarie è nuovo oltre che anomalo. Chi sente di avere dei sintomi deve informare i presidi sanitari e chiedere, pretendere se è il caso, gli venga fatto il tampone. Dopo di che se preso per tempo, il migliore approccio consiste nella degenza a casa, in situazioni totalmente distaccate dal resto della famiglia e da chiunque. Questo virus si combatte assai meglio se preso prima che degeneri. In Germania dove si è seguita sistematicamente questa profilassi si sono ottenuti risultati migliori. La cultura sanitaria italiana invece è troppo ospedale-centrica e in questo caso ha dato come risultante gli effetti meno performanti”,

Le cure che hanno trovato maggior successo: “Si tratta di metodiche farmacologiche conosciute per altre patologie e applicate a questa nuova situazione. Si tratta di diverse terapie: il retrovirale HIV, pare che abbia funzionato, c’è anche Eparina per scongiurare la presenza di trombi, il cortisone, ma nello specifico con una punta di orgoglio menziono il tocilizumab perché sperimentato da Paolo Ascierto che è un membro dell’Osservatorio Sanità e Salute. Dall’ospedale Cotugno di Napoli provando questo farmaco, già sperimentato per l’artrite reumatoide, ha ottenuto dei risultati eccellenti. La sua applicazione farmacologica ai casi italiani è partita dalle esperienze avute in Cina. Potrebbe partire proprio da qui la possibile cura contro il virus”.

Ma il dato è che le case di cura, oltre gli ospedali, sono stati luoghi di diffusione del virus. Anche Guidonia ce ne sono. Un insegnamento per il futuro. “Dobbiamo anche dire che è facile puntare il dito per cercare colpe. Dobbiamo sempre ricordare che ci siamo trovati ad affrontare una situazione completamente nuova. Questa esperienza ci aiuterà ad affrontare ogni fenomeno sanitario perseguendo le giuste regole di profilassi che per praticità troppo spesso vengono superate. Ne usciremo migliori. L’insegnamento e le ferite dalle perdite umane che abbiamo avuto ci insegneranno ad essere tutti meno superficiali”.