“Se oggi mi fossi trovato io nelle condizioni dell’attuale sindaco avrei fatto un tavolo con Regione, sindacati, cavatori,rappresentanti dei lavoratori,rappresentanti del ministero competente e avrei trovato una soluzione dove con chiarezza una volta per tutte si fossero chiariti i termini della concessione”. Non si fa tirare per la giacca l’ex sindaco Eligio Rubeis. Interpellato attraverso facebook indica chiaramente quale sarebbe la linea da seguire.
Quindi, innanzitutto chiarire quindi i termini della concessione. Sì perché dobbiamo sempre ricordare che ciò che è sotto terra non è proprietario nessuno.
“I tempi della concessione – cinque anni – sono fondamentali. Si stabilivano i tempi di escavazione e ritombamento. In mancanza del ritombamento, a fine concessione, il comune avrebbe riscosso una fidejussione bancaria in danno, garantita dal cavatore, la perdita del diritto di escavazione in ampliamento sul sito concesso, la rinuncia della proprietà (cioè il sito) a favore del comune”.
La domanda che abbiamo fatto all’ex sindaco: se fosse sindaco in questa fase come avrebbe operato?
( L’ex sindaco di Forza Italia è stato primo cittadino dal 2009 al 2015 quando la vicenda giudiziaria non ancora conclusa ha posto fine al suo secondo mandato).
“Cosi come ho fatto quando mi sono trovato nella medesima condizione dell’attuale sindaco, anno 2011, con la Polverini a capo della Regione Lazio, feci modificare la legge regionale delle cave del lazio del 2004, per poi continuare con Zingaretti nel 2014 modificandola ancora, sempre attraverso un tavolo dove sedevano, cavatori, comune di Guidonia Montecelio, sindacati e tecnici di settore. Tutto questo dopo scontri durissimi con i cavatori e termalisti sui tavoli regionali, alla presenza del sindaco di Tivoli e Guidonia”.
Oggi l’amministrazione evidenzia che non sono stati effettuati i ritombamenti. Gli imprenditori rispondono che la legge non è chiara e quando è stata chiarita dalla Regione Lazio, il Comune l’ha impugnata …
“Non so se i cavatori abbiano rispettato i termini delle concessioni rilasciate, credo di no, visto ciò che sta succedendo. La politica però serve anche a questo: cercare soluzioni che salvino dagli scempi il territorio, salvino le acque termali, salvino il travertino che è una risorsa importante. Infatti lo è stato per duemila anni. Infine, cosa più inportante, salvare il posto di lavoro agli operatori del settore che costituiscono la parte viva e sana della nostra città”.
Sono decenni che ci si rimpalla sulla questione del “ritombamento”. C’è probabilmente anche poca chiarezza da parte del legislatore e di chi interpreta.
“Il ritombamento delle cave di cui si parla tanto e che è previsto nella concessione, lo ricorderemo in futuro che è cosa impossibile se non in piccole parti. Questo per problemi di inquinamento delle falde solfuree”.
Se è impossibile tutta la situazione è irrisolvibile.
“Si dovranno pensare cose diverse, per esempio allagarne alcune di quelle dismesse, pensando per esempio ad un parco acquatico per uccelli migratori, oppure al termale. In alcune altre, sempre quelle dismesse, pensare di realizzare siti per concerti e – perché no? – ad un teatro all’aperto”.