Le primarie del Centrosinistra effettuatesi il 9 marzo hanno decretato una vittoria netta al 52% per il presidente del Cotral

Non arriva a duemila voti di preferenza, Domenico De Vincenzi, ma quelli gli bastano per vincere le primarie che lo incoronano candidato sindaco contro Eligio Rubeis.

Si annuncia così un duello che a vincere sarà colui che potrà godere di minore dispersione di voti: delusi, passati Cinque Stelle, legati al carro opposto perché contraenti di un nuovo patto.

I voti aggiudicati da Domenico De Vincenzi gli danno due informazioni importanti. La prima è che nel Centrosinistra non ha rivali. Avendo vinto col 52% (1921 voti) sul totale dei votanti acquisisce un’aura del tutto speciale nel Centrosinistra, non solo nel Pd.

La seconda è che però con questo coefficiente di voti il candidato sindaco non può dormire sonni tranquilli se vuole vincere. Chi lo ha votato esprime una frazione minimale sui probabili votanti. E non c’è argomentazione per cui gli altri candidati onoreranno sicuramente il patto di alleanza nel Centrosinistra. Il risultato dell’outsider Fabiano Valelli (18%, 683 voti) e dell’Udc nel Centrosinistra nella logica anglosassone dei due schieramenti vale il doppio: quelli diretti allo schieramento propriamente detto e quelli tolti allo schieramento opposto. In poche parole i voti di Valelli e dei centristi sono determinanti per vincere. Quindi in sede di trattative avranno un peso specifico non commisurabile agli altri candidati o alle altre componenti.

Perfettamente integrato nel mondo Pd, invece, l’altro candidato Giorgio La Bianca che ha ottenuto 556 voti, pari al 15,2%. Ma l’architetto ambientalista chiederà sicuramente garanzie futuro per un quadro in cui la sua attività politica possa avere un’espressione.

Completamente diversa la preoccupazione di Beniamino Turilli che parte dalla Sinistra di opposizione e potrebbe giocare un ruolo completamente diverso, facendo valere l’immagine di vero antagonismo nella città. Turilli, infatti, coi suoi 445 voti non riuscirebbe ad essere nemmeno eletto e allora tanto vale giocare l’operazione del tutto per tutto, collegandosi con altre formazioni di rottura alla logica di apparato. Cavalcare così l’onda della protesta presente come momento fondamentale dei nostri tempi.

In sostanza, oggi, 10 marzo, sappiamo che due sono i contraenti. Più oscura invece la consistenza dei loro eserciti.