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Nella qualità delle manifestazioni organizzate dal governo della città si recepisce anche il sentimento di come la classe amministrativa recepisce i suoi concittadini

Il livello dei concerti di Montecelio dimostra che la qualità è ben apprezzata anche nella Città dell’Aria

 

Il 6 luglio si è conclusa a Montecelio la kermesse musicale iniziata il 26 aprile al Complesso San Michele Arcangelo. Due pianoforti per l’ultimo concerto: Adolfo Capitelli e Andrea Calvani che hanno suonato musiche di Mozart, Verdi, Rossini, Bizet e Tchaikowsky. Il titolo del concerto rende bene chiara l’idea dell’operazione culturale e filologica: “Un’orchestra in 20 dita”.

Segno chiaro che si è voluta sintetizzare la complessa trascrizione per orchestra nei due pentagrammi sui quali i due pianisti hanno eseguito la revisione degli originali. Tutto questo a sostegno dell’idea musicale in sé ma anche della sonorità piena che attraverso di due pianoforti può essere maggiormente apprezzabile, che se suonata con orchestre inserite in contesti scarsi sotto il punto di vista dell’acustica.

Un concerto di livello nel borgo medievale che da sempre si sente – e lo è – il salotto buono della città o quantomeno il luogo dove da tutta Guidonia si arriva per apprezzare manifestazioni artistiche o popolari che abbiano uno spessore dando alla città un lustro che altrimenti non riuscirebbe ad avere.

Una dimostrazione che la qualità è apprezzata ovunque. Sbagliato rinunciare per dedicarsi al cosiddetto nazional-popolare che in breve si traduce col pecoreccio. Nella qualità delle manifestazioni organizzate dal governo della città si recepisce anche il sentimento di come la classe amministrativa recepisce i suoi concittadini. Manifestazioni di basso livello significano inevitabilmente una bassa considerazione dei cittadini a cui si intendono proporre. E non si pensi che certi messaggi culturali di basso respiro abbiano il vantaggio di arrivare immediatamente, di essere più facili e apprezzati. Lo strumento televisivo provvede a dispensare ghiande per un popolo ridotto a consumatori. La propria città deve pensare i propri cittadini come massima assise giudicante.