Ospedali saturi e ambulanze allertate altrove. In questo quadro succede quel che a Guidonia non si era mai visto. Una sessantenne cade sull’asfalto in strada a cento metri dal palazzo comunle e deve aspettare più di due ore perché arrivi un’ambulanza a prenderla. – IL fatto è testimoniato da Simona Boenzi sul suo blog – “La donna dalle ore 10.15 del mattino è stata issata sull’ambulanza alla 12.40 circa: 2 ore e mezza, 13.800 minuti per terra” – come ha riportato la consigliere di Fratelli d’Italia Giovanna Ammaturo in una sua comunicazione in cui parla a nome di tutta l’opposizione. L’obiettivo polemico deve essere ben selezionato ma sicuramente c’è. Ha un senso profondo indignarsi davanti l’evidenza dello stato di impasse totale in cui si trova la sanità locale. Tutto questo in una fase in cui l’azienda sanitaria trionfalisticamente espone i prospetti del nuovo ospedale tiburtino che, guarda caso, si farà a Tivoli Terme, non a Guidonia. Vicino al casello! Certo, ma non nel sedime della città a maggiore concentrazione antropica. Il dolore della donna rimasta ferma in attesa di soccorsi evidenzia che non è l’ennesima mega struttura che manca nel territorio metropolitano ad est di Roma. A mancare sono centri di pronto soccorso che per il modello di struttura sanitaria debbono essere inseriti in nosocomi strutturati. Ma una Casa della Salute con un centro di primo intervento avrebbe consentito alla donna di avere il primo trattamento per arrivare a un centro specializzato una volta compreso il problema. Questo per dire, in sostanza, che Guidonia manca gravemente di un presidio sanitario vero, dove sia possibile rispondere a problemi di prima istanza di intervento finalizzato alla cura della salute.

Sarebbe ottimistico poter dire che questa esperienza farà riflettere e sarà il monito per l’amministrazione in carica di fare pressione in regione per avere questa struttura di primo intervento. Ma non succederà. Più importante tagliare nastri per nuove megastrutture che però non hanno fondamentali avamposti. Proprio in una fase in cui si insiste che la Sanità ha necessità di un’articolazione territoriale.

(foto Simona Boenzi)