Il presidente della Lazio è stato eletto senatore nel distretto elettorale del Molise

Pare che la prima dichiarazione che abbia dato, appena avuto informazione dell’elezione divenuta un fatto, sia stata: “non tradirò i molisani”. Un approccio negativo implica un comportamento difensivo. Quasi a volersi scusare anzitempo. Innanzitutto per non avere avuto il coraggio o la forza di candidarsi proprio a Roma dove il centrodestra gli ha preferito altri candidati. Ha dovuto rivolgersi al collegio sicuro del Molise, nel solito partito Forza Italia. L’elezione non è avvenuta gratis. Lotito si è battuto come un leone. Innanzitutto dentro al partito, poi nel resto della neo-maggioranza per ottenere il riconoscimento che gli spetta per un personaggio molto conosciuto. Ma anche molto contestato. A cominciare dalla tifoseria laziale il presidente è sempre stato bersagliato per il difetto di avere quel braccino corto che non consente ai tifosi di sognare.

La sua campagna elettorale lo ha visto calcare le discoteche e ovunque dove poteva essere apprezzato il suo verbo con tanto di citazioni latine che fanno sempre un po’ chic. Lotito aveva lambito l’elezione senatoriale già nella precedente elezione. Aveva mancato di poco l’obiettivo finale e si era battuto fino alla fine per ottenere, attraverso il riconteggio delle schede, di essere invece riconosciuto eletto.

La vittoria è importante per il mondo biancoceleste. C’è stato un tempo in cui nel salotto nazionale per Roma ci andava la squadra che prendeva il nome dalla città. Fu l’età “der senatore”. Fu il presidente Dino Viola che in corrente andreottiana faceva parte integrante del salotto buono, dell’Italia che conta. La stessa operazione tenta di farla, ora, Lotito. Solo per la memoria superficiale si ricorda che in quegli anni, nell’83, la Roma vinse lo scudetto e l’anno successivo arrivò in finale di Coppa dei Campioni disputato la controversa partita proprio nella Capitale.

Il giudizio definitivo e quello che conta però ora Lotito lo deve ricevere dalla Curva Nord. In questi anni sono stati già regolati per le loro intemperanze dal loro presidentissimo. Ora con la forza peso delle masse in movimento dovranno dare una regola al suo presidente. E anche l’imperativo unico, categorico, inesorabile ed eterno: “lo scudetto!”