“Tutti in piazza Matteotti!” Sabato 14 maggio alle ore 17,30 Alfonso Masini incontra i cittadini di Guidonia dando il via ufficiale alla stagione dei comizi che chiude due giorni prima delle elezioni del 12 giugno.

Non si tratta qui di sostenere la coda al candidato sindaco che non ne ha alcun bisogno, anche perché ha dalla sua tre partiti a sostegno più una lista personale. Il centrodestra si esprime compatto a sostenere la sua candidatura e nella sfida riprende il luogo tipico che si era perduto nell’azione politica effettiva. Il luogo è quello di chi parla ai cittadini. In modo diretto. Senza filtri televisivi o telematici. L’oratore può scaricare la sua forza morale propulsiva, dare la carica ai suoi sostenitori, ma in contempo anche riceverla. In certi casi comprendere se c’è qualcosa nel messaggio che non va. Proprio come un personaggio di teatro o un musicista che affronta il palco in concerto.

Con troppa facilità il momento del comizio è stato archiviato, come fosse il retaggio di un mondo superato. Ed è sicuramente vero che, nell’Età della Comunicazione, il messaggio riesce a filtrare attraverso una miriade di strumenti tecnologici. Ma non si tratta qui tanto di far passare un’idea forza, una parola-guida, un soggetto-predicato che diventi motivo di convincimento. Si tratta invece di comprendere come queste stesse idee-forza non siano proprietà esclusiva dell’oratore ma diventino ragionamento condiviso, persuasione diffusa, voglia di cambiare.

La contraddizione di Guidonia in questa fase consiste nella necessità di cambiamento e in contempo la sfiducia nel poterlo perseguire. Ed è per questo che il momento del riscontro di idee diventa determinante. Consente di far passare un messaggio, ma anche acquisirne di nuovi.

Sempre a Guidonia un sostenitore di questo strumento antico del libero pensiero è il quarantenne Alessandro Messa. Non stiamo parlando quindi di un vecchio arnese della politica abituato a certi stilemi. In questi anni il suo stile è stato quello di limitare le troppo facili comunicazioni facebookiane, oppure di darle ma sempre in relazione ad un evento reale. E qui il coraggio di cimentarsi in discorsi pubblici, di parlare al suo popolo, alle persone che hanno scelto di ascoltarlo e a che lui ha eletto per fare il suo ‘discorso’.

È una prova coraggiosa quella del comizio – si diceva. Si rischia la platea vuota. La gente è abituata a giocare col telefonino dal quale si aspetta arrivi ogni contenuto. Ma non è così. Non c’è messaggio più grande di quello che si condivide subito se non nel frangente in cui è detto, espresso, dichiarato, quindi condiviso e, se del caso, sostenuto. Non si tratta solo di enunciazione di principi, quindi. Ma della costante verifica della loro condivisione.

Altri candidati hanno seguito un diverso stile. Alberto Cucurru finora preferisce l’approccio Me and You. Una condizione in cui si possono anche rovesciare i termini del confronto ed è il candidato il momento che ascolta e l’elettore la parte dichiarante. Una situazione di massimo rispetto che però non deve cancellare il fatto per cui è chi chiede i voti a dover dire cosa intenda farne, quale è il suo progetto. Altrimenti ci troveremmo come nella gag comica di Corrado Guzzanti in cui vestendo i panni di un capo religioso (Chelo) fa decidere a chi telefona su sostanziali impostazioni della trascendenza. Ma lì si scherza.

Amicale, cameratesco (o comunardo, che dir si voglia) invece lo stile di Mauro Lombardo. Anche lui incontra amici e cittadini. Anche lui ha dato il via in Pineta alla nuova stagione elettorale. Ma qui è l’idea di un pubblico troppo difforme a far sorgere qualche dubbio. Come possono ugualmente applaudire i nostalgici del ventennio, insieme ai nostalgici del Pentapartito? Se la sintesi è Guidonia – come sicuramente si risponderà –  questa sintesi non può fare a meno di esser conseguente alla sua storia. E allora si prende l’eredità di Eligio Rubeis? Oppure di Filippo Lippiello? … Se l’attenzione civica sta tutta sul progetto di città il suo portatore sfuma totalmente. Bisogna guardare al progetto preciso, netto e chiaro, anche nelle sue filiazioni. Cosa che invece manca ai civici.

Alfonso Masini non ha i requisiti di un comiziante. Ha sempre ragionato nei termini di un dirigente del Comune. Se ne intende. Però ci prova a parlare con la sua gente e a impostare tutto sull’amore per la sua terra.

E allora ascolteremo con molta attenzione la sintesi della sua storia personale e l’inizio della sua nuova stagione di personalità cara a Guidonia.