Nel congegno organizzato dagli agenti di polizia penitenziaria l’idea di centrare il problema del governo sulla sicurezza

 

Guidonia nelle cronache nazionali ha il retaggio di balzare come notizia per casi di violenza o eccedenza della criminalità. Su tutti, il caso del gennaio 2009: la violenza dei romeni nei confronti di una donna. Nella storia nazionale tutti ricordano il 2 novembre 1975, l’omicidio di Pierpaolo Pasolini a Fiumicino per il quale fu condannato Giuseppe Pelosi da Guidonia. Lo stesso Pelosi è stato recentemente arrestato a Colleverde di Guidonia per spaccio di stupefacenti.

Tivoli ha l’emergenza del campo Stacchini e dei nomadi che stanno prendendo a riparo un’area a ridosso delle Terme Acque Albule. Sempre Tivoli conserva anche un retroterra di criminalità legata all’eversione politica.

Ma il problema consiste nel fatto che quantità di casi di microcriminalità riconducibili a devianza sociale aumentano di anno in anno. L’Arma dei carabinieri nel riportare i dati del 2012 segnala settecento arresti, con un più dieci per cento rispetto al 2011. Di questi, seicentocinquanta sono stari effettuati in flagranza. In più milleseicento denunciati alle autorità giudiziarie.

Ce n’è abbastanza per porre il problema della sicurezza al centro delle politiche della città. Certo è che il governo della città può ben poco davanti alla scarsa dotazione di personale nelle forze dell’ordine. Ed è altrettanto vero che la crisi economica che sta attraversando il nostro paese ha bisogno di misure ben più forti dell’impegno delle amministrazioni cittadine per il rilancio occupazionale.

Nondimeno, questo deve scoraggiare ad un rilancio forte delle politiche della sicurezza. Ed è su questo che dovrebbero concentrarsi, insieme, i governi delle città chiedendo aiuto alle istituzioni nazionali.

Su questi presupposti il convegno organizzato dal sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Si.n.a.p.pe), giovedì 23 aprile all’Hotel Duca d’Este. Gli agenti di custodia uniti nel sindacato autonomo – come ha detto Raffaele Pellegrino, segretario generale di Si.n.a.p.pe – vogliono porre il problema della sicurezza e in ciò porsi come termine medio tra autorità, istituzione e forze politiche di opposto schieramento. Nell’iniziativa al Duca d’Este sfilano non solo idee, proposte e posizioni, ma anche sentimenti diffusi nei confronti del problema. Primo fra questi il dato di realtà che in Italia avvengono molti meno omicidi che nei paesi nordici. Eppure il problema sicurezza è percepito maggiormente in casa nostra.

Tra gli interventi quello del questore Fabrizio Gallotti e dell’imprenditore Stefano Terranova a dare gli assi orientativi per analizzare il fenomeno.

Fabrizio Gallotti ha teso a rimarcare come i binari debbano concentrarsi su prevenzione e repressione, dove col termine prevenzione si deve intendere la capacità delle forze dell’ordine di penetrare il tessuto sociale, conoscerlo e comprenderlo anticipatamente, laddove si formino risacche di devianza.

Stefano Terranova ha invece rimarcato come, se da una parte è vero che l’occupazione consiste nel vero strumento di prevenzione della microcriminalità, d’altra parte è altrettanto vera la difficoltà per l’imprenditore corretto teso ad estendere la sua attività nelle regole. Il rilancio della nuova occupazione è quindi soffocato proprio per la mancanza di rispetto delle leggi: la concorrenza sleale è il primo nemico dell’economia.

Nella ricerca delle soluzioni, allontanando epigrammi commiserevoli e buonisti, negli interventi risuona la preoccupazione di un lavoro unitario tra istituzioni e veri portatori di interessi legittimi.

Perché la sicurezza sia il tema centrale di ogni politica sul territorio, non il vessillo da garrire nelle campagne elettorali. La discussione è appena avviata. Nella conclusione Si.n.a.p.pe a nome di Raffaele Pellegrino vuole rilanciare questo impegno.