Consulente di un’amministrazione pubblica si candida in Regione con la Lega sempre per difendere la funzione pubblica

Nelle elezioni del12 e 13 febbraio ciascun candidato fa leva sui problemi più che dare soluzioni di cambiamento. Eugenia Federici fa tutto il contrario. Candidata nella Lega in tandem con Tony Bruognolo nasce in questo asse territoriale per toccare i diversi nodi del contendere.

Innanzitutto sul TMB: “non può essere realizzato a dispetto della popolazione che vive a Guidonia. I problemi di Roma non possono gravare come al solito sulla sua cintura metropolitana. E allora la Regione deve dotarsi di un nuovo piano di emergenza dei rifiuti. Roma deve rivedere i suoi calcoli e non continuare a confidare su Guidonia per scaricare i suoi problemi. Quando governeremo la Regione, perché sono sicura che sarà il nostro candidato presidente ad essere eletto, modificheremo questo piano e toglieremo ogni aggravio in termini ambientali su Guidonia. Condivido fortemente la tradizionale parola d’ordine: Guidonia ha già dato!”

Ma in termini di crescita economica Eugenia Federici ha uno spunto originale che parte dall’agricoltura. “Dobbiamo assolutamente uscire dalla morsa del modernismo a tutti i costi in ogni stile di vita! Resistere quindi alla soluzione degli alimenti artificiali oppure derivati dagli insetti o altre cose improbabili che l’Unione Europea vorrebbe affermare come valide e proficue. Noi abbiamo una tradizione fortissima con la nostra agricoltura. Dobbiamo invece potenziare questa tipologia di impresa, incoraggiare i giovani ad occuparsi della terra che è appartenuta ai loro padri e attraverso l’ottimale utilizzo della ricchezza che è in grado di offrire, essere lo slancio per il nuovo cambiamento: quello per la crescita a dimensione di essere umano, non un combinato-disposto di un’elaborazione derivata dalle possibilità che arrivano da algoritmi”.

Quindi il cambiamento che parta dal senso delle origini: “Proprio così! Il nostro modello è arrivato a conclusione di un processo che ha visto da inizio Novecento lo spopolamento delle campagne per trovare nuove soluzioni di vita nelle città. Oggi questo processo deve trovare un’inversione di tendenza. E si tratta di una dinamica che è già iniziata. Certi lavori non comportano il livello di fatica di un tempo. In tal senso la tecnologia dà un grande aiuto. Ed è per questo che utilizzare al meglio la terra potrebbe essere il ‘tre punto zero’ (3.0) della nostra crescita economica, in grado cioè di renderci meno dipendenti dalle importazioni. Questo con l’aiuto di un governo della Regione che sia in grado di dare una direzione a questa dinamica che è già in atto”.

Quindi un governo della Regione che sappia imprimere una spinta alla nostra economica dando però uno stop al modello che ci arriva dall’Unione Europea. “Mi sembra una buona sintesi”.

Altri esempi oltre l’agricoltura. “Dobbiamo fermamente opporci, non solo chiedere una proroga nei tempi, alla richiesta di adeguamento dell’edilizia abitativa rifiutando il ricatto di rendere le case invendibili. Un processo che deve arrivare da esigenze del mercato e da interessi concreti dei tanti proprietari non può essere imposta come obbligo. Non siamo in una dittatura. E mi chiedo dove sia andato a finire lo spirito liberale col quale ci chiedono di togliere le concessioni a tanti gestori di spiagge che, con la loro attività e con tanto lavoro, hanno ridato vita negli anni ad arenili lasciate nel degrado. L’Unione Europea è liberale a tempo determinato. Quando deve infliggere condizioni inaccettabili che per noi italiani si traducono in un’imposizione intollerabile. La Regione che io vedo deve essere un fulcro di governo reale contro tutto questo”.

La Regione è un grande erogatore di risorse per opere pubbliche. “Credo che debba realizzarsi un grande piano di potenziamento della rete ferroviaria che da decenni la sinistra ha predicato ma non ha mai realizzato. Noi dobbiamo farlo. Abbiamo il pragmatismo e una cultura del fare che ci sostiene e non le chiacchiere da radical chic”.