Mancherà a Tivoli e a tutti gli amici che credono in valori antichi

Il 13 dicembre è venuto a mancare all’area tiburtina che è sempre stata la sua culla il suo rifugio, l’imprenditore terriero Carlo Filippo Todini. Aveva 73 anni. Con lui se ne va un pezzo di memoria italiana, non solo di Tivoli. Sì, perché le vicende di cui Filippo Todini fu probabilmente partecipe, attore e testimone, riguardano qualcosa di molto più ampio che le storie tiburtine raccontate tra amici, sottovoce, come rivelazione preziosa. Filippo Todini è stato sicuramente uno dei personaggi più amati e apprezzati della Superba. Superbo anche lui ma permeato da un’idea di interclassismo che vedeva nella lotta di classe l’apice della bestemmia che si potesse in natura concepire. Pur essendo apprezzato per le sue qualità di imprenditore, prevalentemente di proprietario terriero, di Todini si parlerà molto ancora nei termini degli anni di piombo che inventarono con successo due fronti contrapposti come prolungamento della cosiddetta guerra di Liberazione. Todini ha sempre fieramente fatto parte di quelli che stavano dall’altra parte, non si è mai pentito, quindi non si è mai scusato, non ha mai avuto paura di dirlo pubblicamente. Somigliava così fortemente alla sua Tivoli da cui non si è mai sostanzialmente discostato. Per lui la passeggiata al Trevio, a piazza Garibaldi facevano parte di un consuetudine imprescindibile.
Come cronista ho parlato con lui diverse volte senza mai riuscire ad avere un’intervista: “le parole le porta il vento, nella vita di un uomo contano gli atti”. In tutto e per tutto era un uomo del primo Novecento, per questo con lui se ne va uno spaccato intero di memoria non condivisa. Un cultura antica che vede nella terra, nell’affermazione della persona in quel che va l’unico vero modo per dare consistenza al proprio spirito. Non era un santo. Amava le belle donne, amava divertirsi, stare in compagnia degli amici, con un grande fiuto per le occasioni con le quali fare impresa. Ed è per questo che riusciva ad avere amici di tutte le estrazioni politiche, nonostante dichiarasse apertamente la sua fedeltà agli ideali che formarono la sua prima gioventù: il fascismo nella configurazione della Repubblica di Salò. Questa chiarezza gli consentiva di avere un atteggiamento attento alle vicende politiche cittadine, ma sempre distaccato e anche sarcastico.
Porta via con lui molti segreti che avrebbero aiutato a entrare meglio nel segno di quegli anni di piombo. Todini riconosceva nell’amicizia un valore. Ed in un mondo costellato di valori questa persona ha costituito la sua visione del mondo. Al di là degli interessi di imprenditore terriero, ben conosciuto a Guidonia per essere proprietario dei terreni dove sorge la discarica all’Inviolata, dove poteva nascere un centro trapianti o una struttura di eccellenza della Sanità, progetto che non ha più preso vita.