“Tu dove vai? Il lunedì al Maninpama a Setteville oppure il martedì a La Botte?” Se lo chiedono amici simpatizzanti del partito di Giorgia Meloni. Ma la domanda che si fanno i due organizzatori – lunedì l’avvocato Francesco Petrocchi e martedì il Consigliere Adalberto Bertucci: “dove verranno più persone? Alla mia o all’iniziativa organizzata dal mio concorrente interno di partito?” La risposta saranno gli adepti a darla.

Se si guarda da una parte si apprezza lo sforzo organizzativo del partito di Giorgia Meloni nella città di Guidonia. Ma a guardar meglio si vede la concorrenza tra due mondi dello stesso partito, quello capitanano da Petrocchi da Mentana e quell’altro capitanato da Bertucci da Roma (è stato consigliere comunale nella Capitale).

Se si guarda da questa visuale viene meno quel senso di granitica unità che il partito dei Fratelli d’Italia aveva sempre trasmesso, diversamente dalla media delle altre organizzazioni politiche in cui la contesa è una costante – anche se i congressi vengono disputati nelle cabine telefoniche.

L’iniziativa di lunedì al Manianpama di Setteville, organizzata da Petrocchi, vede infatti il divo Fabio Rampelli. Quella del giorno dopo a La Botte, organizzata da Bertucci, vede invece Marco Silvestroni. E allora la domanda che ci si pone è: “tu con chi stai? Con Silvestroni o con Rampelli?” Chi è più destra? Silvestroni o Rampelli?

Nel caso dell’iniziativa organizzata al Manianpama si esordisce con una riflessione che è un ragionamento fondativo per la destra: “il declino non è un destino”. Nell’iniziativa di La Botte l’incipit invece richiama la parola d’ordine: “Pronti”.

Pronti a che? In questo ultimo caso si dà per scontata la missione per la quale si dovrebbe essere “pronti”. Nel primo caso invece si prospetta una reazione da un sentimento crepuscolare. E allora la reazione, più che al declino, è al considerare lo stato delle cose come inevitabile. Richiama quindi l’asserzione di Nietzsche: “così fu? No, così volli che fosse”.

E un richiamo alla Volontà di Potenza del grande filosofo dovrebbe diventare appannaggio di tutta la classe politica. Il rifiuto dell’accettazione dell’esistente come inevitabile.