Due candidati ‘non-politici-di-professione’ in coalizioni politiche e un ex amministratore alla guida della coalizione civica

Ancora non abbiamo la messa a terra degli schieramenti coi candidati sindaco e l’intero delle forze candidate ad amministrare la città, ma già il primo quadro è chiaro. Come scritto anche sui Social l’anomalia di Guidonia si mostra con una preponderanza di ispirazione civica in ogni proposta di governo. Proprio in una fase storica in cui il civismo sembrava che ce lo fossimo lasciato alle spalle come un’esperienza da non ripetere (vedi Tivoli) e in una dimensione in cui la crisi porta a guardare verso forme di unità nazionale, si presentano gli antichi schieramenti: centrosinistra contro centrodestra e in mezzo la mega lista civica che caratterizza una proposta che da tempo si è affermata nella città.

Ma la novità più sorprendente per Guidonia è che a guida dei due schieramenti si annunciano due persone precedentemente non impegnate nella politica viva.
(La scelta di non fare nomi e cognomi è quella di non dare notizie fallaci a causa di possibili ripensamenti finali. Resta però il chiaro intendimento come chiave di volta per i due schieramenti tradizionalmente antagonisti di trovarsi un candidato che esca fuori dalle figure prevedibili).
Ma se fosse solo il ritorno al gioco delle improbabili coalizioni sarebbe comunque un fenomeno importante di cui prender atto. Fa impressione il fatto che per tenere unite le due coalizioni ci sia bisogno di persone che non hanno caratterizzato il dibattito della città per battaglie politiche, scendendo in campo e prendendo posizione. L’essere soggetti inattaccabili per precedenti contumelie fa di loro un argomento preferenziale nei confronti dei competitor di schieramento.
Ciascuno di loro avrà sicuramente un grado di simpatia indiscutibile con lo schieramento che l’ha scelto. Ma di certo per la lontananza dall’agone vero, non sanno cosa significhi prendere posizione e sposare una battaglia e tenere la barra dritta quando ci sono i venti contrari o mediare in un consesso di contrari. È un mestiere questo che non si improvvisa tantomeno si esprime attraverso le professioni, pur svolte con affermazioni importanti.

Un sindaco deve saper parlare alla città, deve saper entrare negli ambiti giusti, deve conoscere (a volte personalmente) le persone giuste in grado di risolvere i problemi speciosi che gli si pongono. Deve avere accanto uno staff di persone di cui si fida ciecamente in grado di aiutarlo in ogni mossa. (Questo riesce ad averlo se ha un partito che lavora per lui e tanta esperienza da poter selezionare i quadri idonei). Deve saper parlare con le sedi centrali del governo del nostro paese. Prime fra tutte, la Regione Lazio. Deve avere i tempi e il senso della mediazione, come dell’intransigenza. Deve conoscere l’opera di Niccolò Machiavelli anche se non ne ha mai letto una riga.
Come può fare tutto questo uno che non ha il mestieraccio della politica? Noi, chiaramente, auguriamo ai cittadini e alla città, che chiunque sia questa persona, sia una persona che sappia fare tutto questo.