Il Consiglio comunale di mercoledì 30 ottobre più inutile della pratica più diffusa: la denuncia

Convocato per il pomeriggio di mercoledì 30 ottobre sulle inchieste della Procura di Tivoli a carico di tre dirigenti del Comune, non bisogna avere la sfera di cristallo per capire cosa emergerà dalla discussione frettolosamente convocata dall’opposizione: nulla.
Con “nulla” si intende la negazione di ogni effettività, di ogni realtà chiara e distinta, di ogni rappresentazione che sia indicativa di qualcosa di positivo, di effettivamente esistente.
Di questa fattura è fatta la facoltà deliberante che attiene alla massima assemblea deliberativa del Comune.
Diversamente, accettare la recita, mascherarsi nel ruolo di colui che indica quel che deve essere porta nuovamente al nulla. E questo perché se “deve”, vuol dire che non è. (E “quel che non è” non prende mai esistenza reale su “quel che è”).
Con questi spettri si prepara la vigilia della notte di Halloween, come vera e propria caccia alle streghe, solo che non si riconosce più chi si nasconde dietro alle simpatiche vecchie signore da perseguitare. Sono i funzionari di una macchina amministrativa che nel suo sistema deve rinnovarsi oppure eletti bisognosi di una nuova stagione del terrore? La discussione non può che invilupparsi su una miriade di luoghi comuni, sulla necessità di darsi una commissione di controllo, su una moralizzazione che nel suo esser general-generica appaia sufficientemente rigorosa.
Con facile gioco di parole forse al Consiglio servirebbe un consiglio, quello di non discutere, di non parlare, di non pronunciarsi. Perché pronunciarsi sul nulla significa dargli un volto. Il volto inquietante di uno spettro che però non svanisce scherzozamente dopo la notte del 31. Rimane come triste retaggio della democrazia del parlatoio. E fare così significherebbe dire che le streghe esistono.