La vittoria di una donna nel suo originario antagonismo con la madre per riscattare la morte del padre

Elektra trova sublimazione nel perseguire il suo destino nel mondo, quello di riscattare la morte del padre Agamennone. E poco importa se la sua condizione di reclusa dalla corte l’ha costretta nella condizione di impossibilità per l’agire a corte. I tratti della lettura di Hugo Von Hoffmanstal, ulteriormente riletti da Daniele Fedeli, sono stati perfettamente recepiti dalla compagnia composta quasi esclusivamente da giovanissimi: Morena Valentini, Anna Greggi, Giulia Massini, Salvatore Tosto, Daniele Fedeli, Marta Colatei, Mauro Lavagna, Valentina Vitale, Cecina Elmi, Fiorella Rendine, Egea Greco, Enrico Bordieri, Gabriella Pisani.
Elektra ha bisogno di Oreste per perpetrare la sua vendetta. Elektra raffigura la dimensione dell’anima bella presente nella filologia germanica. Ma l’anima bella è incapace di ordire trame omicide. Anche per lei, però, vedersi troncata nella figura paterna – quindi la dimensione della legge, dell’ordine, della dignità, dell’ordine del mondo – consiste in un dramma senza ritorno. Elektra non ha categorie in grado di consentirle di vivere nel mondo. La sua condizione di reclusa, quindi, tra i servitori, come l’ultima delle maestranze di palazzo, corrisponde per lei a l’unica condizione possibile. Il non avere leggi, non avere regole, l’essere orfana di un ordine nel mondo – cancellato proprio dalla madre (emblema del femminino, della relazionalità) – le permette una sola scelta: quella del nulla, piuttosto che quella dell’essere. Tanto che, una volta propiziato e raccolto l’obiettivo della morte di chi dette morte al padre Agamennone, il nulla corrisponde all’unica condizione che avvolge il tutto. I ragazzi del Teatro in divenire, nel Teatro dei Sassi, hanno perfettamente colto questo dramma che, riletto coi crismi del dramma moderno, riporta alla centralità della figura del padre. Il padre corrisponde ad una dimensione necessaria del divieto, quindi anche della dimensione del desiderare. Ma la sua negazione non può corrispondere alla fine del desiderio perché l’uomo è animale desiderante. E allora l’unico desiderio consiste nel ripristinare le condizioni ex ante: riportare al nulla quelli del misfatto, il re che ha usurpato il trono del padre e il suo talamo.
L’esperienza di Elektra, allora, illustra l’autenticità della sua esistenza: quella di esistere per recuperare in sé la radice dell’ordine supremo, la regola, la legge. Ma è anche vero che annullando il campo di relazionalità questa legge perde ogni senso.