Scongiurate le dimissioni che erano state accarezzate anche da cinque consiglieri di Forza Italia

Si celebra l’ennesima recita a soggetto. Si minaccia uno scioglimento che non arriva. La minoranza Pd e Cinquestelle pronta a firmare per chiudere questa esperienza amministrativa si è trovata senza i cinque voti del centrodestra per arrivare alla maggioranza del Consiglio comunale. Se le cose andavano come era stato annunciato i voti sarebbero stati sufficienti per chiudere il secondo mandato di Eligio Rubeis.

Infatti una parte del partito di maggioranza, Forza Italia, si era detta per andare al più presto alle elezioni. Cinque erano i voti che si sommavano alla minoranza di Pd e Cinquestelle. Alla prova dei fatti invece due voti forzisti vengono a mancare. In questo modo non sussistono le condizioni per ottenere la maggioranza del Consiglio comunale che chiede le dimissioni, quindi non si ottengono nemmeno le dimissioni dei consiglieri comunali in prendicato di dimettersi. Se questo fosse avvenuto, il Segretario generale del Comune non avrebbe fatto altro che far subentrare i primi non eletti e la sede amministrativa cittadina avrebbe ritrovato in breve la perfetta composizione. Ben guardinghi, quindi, i consiglieri in predicato di dimissioni. Non hanno consegnato le firme. Quindi non è successo nulla. 

Questo strappo recuperato prima che fosse effettuato, segna però un passo nuovo nella gestione della crisi. Come avevamo scritto le possibilità logiche alla situazione creata dagli arresti domiciliari di Eligio Rubeis era la seguente. Nel primo caso, lo scioglimento dell’amministrazione – essendo stata decapitata dal suo massimo esponente.

Oppure il procrastinare di questo appuntamento con due metodologie completamente diverse.

In una tesi, la massima adesione al sindaco, alla sua figura, al suo operare, dietro le parole forza: resistere, resistere, resistere. E ciò era nella posizione espressa in un manifesto che fece molto discutere.

In un’altra possibilità, invece, essendo il Comune in procinto di importanti realizzazioni, essendo necessaria una guida effettiva al suo determinarsi, si poneva come necessario un governo intermediario. Un governo a programma: individuare gli obiettivi imprescindibili e i tempi per raggiungerli. All’ottenimento di questi imprescindibili obiettivi, si sarebbe addivenuti alla scelta di riconsegnare la decisione ai cittadini di Guidonia (sempre ammesso che il sindaco Eligio Rubeis nel frattempo non fosse uscito da ogni stato accusatorio).

Nessuna razionalità per Guidonia, Nessuna scelta. Però si sceglie sempre, di fatto. Si sceglie anche inconsapevolmente. E la scelta è la navigazione. Il grande timoniere appare Michele Venturiello, chi deve rappresentare questo percorso è il vice sindaco Andrea Di PalmaNessuno può dire dove porterà questo percorso. Ma la necessità ad intraprenderlo è condivisa non solo dalla parte di Forza Italia che ha scelto per la continuità, ma sicuramente anche da buona parte del Pd che in questa fase avrebbe grandi difficoltà a presentarsi agli elettori con una persona-guida autorevole, credibile, e un programma che ne dimostri l’assoluta indipendenza dai giochi di palazzo.

Anche per il Movimento Cinque Stelle non andiamo lontano. I pentastellati appaiono ancora troppo acerbi per presentarsi come forza autorevole di governo della città. E poi col sistema elettivo per i Comuni, con la necessità di schierare tanti capi bastone, ciascuno per ogni quartiere, il movimento grillista appare fortissimo a parole ma non ancora nell’organizzazione.

Quindi questa misura di attesa per le dimissioni collettive e per lo scioglimento del Consiglo comunale, mette d’accordo un po’ tutti.

L’importante è sempre capire se sono d’accordo i cittadini. Guidonia ha oggettivamente recuperato tanto con Rubeis, in termini di infrastruttere. Ma ancor di più si dovranno vedere vere realizzazioni, per rimandare l’appuntamento, quello delle elezioni, che si vorrebbe come ineluttabile.

E se le cose da fare sono ancora tante, ebbene, cominciamo a farle.