Manifestazione commemorativa sabato 7 febbraio a Villalba alle ore 11 col Consigliere comunale Alessandro Messa

Con legge di Stato il 10 febbraio è stato istituito il “Giorno del ricordo”. Gli italiani ne hanno molti di cattivi ricordi. Troppi. E sono molti i pessimi ricordi che gli italiani vorrebbero rimuovere. (Né più né meno degli altri popoli d’Europa). Ma uno, terribile, riguarda il sistema formativo e la propaganda di regime del dopoguerra che ha voluto cancellare il dato storico degli italiani trucidati, sepolti a cumulo di cadaveri, nelle fosse naturali delle foibe. Questo avvenne nell’immediato secondo dopoguerra in Dalmazia ed Istria. Più che il giorno del ricordo! Dovrebbe essere consacrato come il giorno del ritorno alla luce. La sofferenza del popolo italiano di Istria e Dalmazia trova finalmente un abbraccio ideale col resto degli italiani che per anni sono stati velati davanti a tanto orrore. Ma la sofferenza dei sopravvissuti non poteva dissolversi. Forse la campagna di silenzio con la quale si decise di occultare questi fatti si sperava fosse completata dai decenni di non-menzione, ma questo non è successo, questo non succede mai.

Come insegna il grande maestro Eraclito di Efeso ripreso significativamente da Martin Heidegger in un suo grande corso del dopoguerra a Friburgo:

“ E come possiamo nasconderci davanti a ciò che non tramonta? ” (Eraclito, fr. 121)

Il 10 febbraio in Italia – la manifestazione di Guidonia ha voluto anticipare a sabato 7 – si ricorda la storia di tante esecuzioni di italiani gettati nelle cavità della terra dove il flusso carsico delle acque forma delle autentiche crepe che arrivano a grandi profondità. In Venezia Giulia sono dette foibe. Nelle foibe trovarono sepoltura sommaria tanti di questi italiani spazzati via dai militari di Tito che comandava la pulizia etnica per sgombrare il territorio di confine. L’Italia e gli italiani non dovevano intralciare la sua pretesa di supremazia nel territorio istriano. Sullo sfondo la fine della Seconda Guerra Mondiale e una lotta di appartenenza di italiani in quei territori chiamati irredenti ed acquisiti dopo la Prima Guerra Mondiale. Nella tragicità di quei fatti la manifestazione di ferocia del vincitore (il generale jugoslavo Tito) sui vinti: tante famiglie italiane rimaste senza diritto patrio dei territori abitati. Aldilà ci sono chiaramente le ritorsioni del dopoguerra, la regolazione dei conti con l’Italia fascista che chiudeva un solco storico. Ai militari di Tito non interessava il fatto che si trattasse di vite umane, di storie personali e familiari, si trattava di una terra da rivendicare come bottino di guerra. Solo questo contava. Militarmente bisognava agire in fretta e non ci fu campagna di stampa internazionale a denunciare questi crimini verso civili inermi. Complice fu il silenzio dei comunisti e dei socialisti italiani. Troppo gravoso per loro ammettere che i compagni socialisti jugoslavi in zona di confine avevano operato autentiche razzie ed esecuzioni sommarie. E questo per mera volontà di dominio della terra. Altro che socialismo e primavera del mondo! Quello che i nuovi vincitori si preparavano a fare era degno degli sconfitti che venivano additati a damnatio memoriae. Questo sistema di silenzio fu messo in atto per almeno cinquant’anni nei quali non c’è stato programma di studi universitari in Storia ad occuparsi di questi eventi, non c’è stato programma di liceo a trattare questi fatti, né i testi a illustrarne. In cinquant’anni non si sono effettuate manifestazioni pubbliche o istituzionali tese a dare il giusto tributo alla memoria per tante morti evitabili. Un velo di colpevole silenzio durato fin quando, grazie alla persistente volontà dei profughi di questa pulizia etnica, è riuscita a far breccia la verità, le testimonianze, le immagini. Ad inizio Duemila la pubblicazione di libri che finalmente hanno goduto di un lancio editoriale degno per arrivare alle giovani generazioni e a coloro che non avevano abitato quei luoghi. Anche sul piano della conoscenza diffusa, quindi della cultura e della condivisione, questa consapevolezza nuova ha mosso la necessità di una commemorazione specifica, quasi a voler recuperare il tempo perduto. La sua tragica consapevolezza era rimasta imbavagliata per troppo tempo! Nondimeno la sua insopprimibile voglia di conoscenza ha dovuto tradursi in legge: n. 92 del 30 marzo 2004. Una legge che istituisce nel 10 febbraio “il giorno del ricordo”.

A Guidonia, come in altri comuni, sono stati dedicati luoghi, monumenti e piazze. Ed è Villalba ad ospitare il ricordo dei martiri delle Foibe in una piazza che sabato 7 febbraio alle ore 11 vede il Consigliere comunale Alessandro Messa ossequiare il momento di solenne contrizione. Affinché gli italiani ricordino ed elevino più in alto lo spirito nazionale. Lo stesso spirito per il quale tante donne e uomini, settant’anni fa in Dalmazia e ad Istria, rifiutarono lo sgombero etnico da parte dell’esercito jugoslavo invasore e per quella prova di orgoglio pagarono il prezzo più alto.