IN una comunicazione la rocca dei cinquestelle che amministra la città si offre alla collaborazione di persone responsabili

“Personalismi”. A ciò il sindaco riduce il dissenso dei fuori usciti del partito cinquestelle a Guidonia. Se questo è l’incipit dell’analisi, di certo, non si arriva da nessuna parte per il suo prosieguo. IL capo dell’amministrazione, infatti, mostra di non rendersi ancora ben conto del motivo per cui è rimasto con una maggioranza sparuta e con eletti che dovranno insediarsi, forti di circa ventiquattro voti di preferenza. (Meno di un ordinario condominio).

Se queste sono le analisi di partenza, il quadro della richiesta di senso di responsabilità da parte di eventuali responsabili si incrina fortemente.

IL primo eletto a capo dell’amministrazione comunale, tre anni fa, avendo vissuto in una dimensione di magico isolamento – con un solo partito a sostenerlo, quindi senza maggioranze composite da tenere in piedi – ha perso i pezzi per strada. Ha avuto come scorta l’assordante silenzio in cui non ha spiegato le ragioni profonde di dissenso dei suoi. Ora gli stessi sono etichettati come portatori di ragioni legittime ma personali. Con quali meriti dialettici chiede altrettanta dialettica ai suoi oppositori?

Ma il quadro è chiaro. Siamo dentro un’amministrazione regionale retta sostanzialmente, oltre che dal PD, anche dai cinquestelle. Siamo dentro una maggioranza di governo nazionale retta dal nuovo centrosinistra PD-cinquestelle. Siamo prossimi al ventaglio di alleanze difficili da trovare per l’attuale quadro di governo in cui si deve trovare la quadra tra PD e Cinquestelle. Perché Guidonia dovrebbe fare eccezione? A conferma è anche vero che sono almeno dieci anni in cui non si vede un manifesto anti-governativo del PD, a Guidonia. IL PD, in sostanza, si presenta come il partito governativo per eccellenza. Piaccia o non piaccia, sia ai suoi che ai suoi detrattori, questa lusinga non potrà rimanere inascoltata.

In più la pratica di aver legittimamente assunto funzionari in persone riconducibili al Partito Democratico, funge da tappeto di garanzia per la compagine di Zingaretti. Ci sono tutte le ragioni per stare dentro la trattativa.

“Ma si fa presto a dire” – risponderebbe il PD se avesse un solo corpo e una sola mente. “Chi si carica delle responsabilità della pessima immagine che l’attuale amministrazione ha verso i cittadini?” “Chi capirebbe questo ‘sacrificio’ del PD? Dare la stampella al governo cittadino la cui credibilità è oramai bassissima, non è un rischio eccessivo?” IL dilemma non è di poco conto per gli strateghi zingarettiani.

In più le lusinghe offerte scritte dal sindaco sono fatue. Tutti sanno che le opportunità offerte col Ryder Cup, con le opportunità importanti per la città… Sarebbero gestite altrettanto bene (forse meglio) da un commissario prefettizio eletto dal ministero degli interni che, tra l’altro, è in quota PD. Forse sarebbe preferibile mandare tutti a casa. Declinare l’invito del sindaco al mittente. Proporre una tranquilla quiescenza. E ripensare a un quadro per alleanze future. Ma questo vale per tutti!