E i farisei stanno a guardare

 

IL corteo che venerdì 5 agosto ha visto sfilare settanta persone da piazza Baracca a piazza Matteotti per sostegno morale all’ex sindaco Eligio Rubeis impone una riflessione nuova. Anzi due. La prima, parte dal fatto che qui non si tratta semplicemente di misurare il seguito che l’ex sindaco – senza poteri, agli arresti domiciliari – ancora determina sulla sua gente. Quanto il constatare come la sua coalizione – ex consiglieri, assessori, esponenti politici – abbia unanimemente preferito di non aderire. Così facendo l’ex maggioranza politico-amministrativa di Guidonia ha dato prova del fatto che il giudizio potenziale è ancor peggiore del giudizio emesso: tutti al riparo per non essere etichettati col marchio “Sostiene Rubeis”. E con questo marchio il timore di porsi come giudici di chi giudica. Condizione che invece i manifestanti hanno risolto a chiare lettere. Nei motivi portanti del corteo a più riprese è stato ribadito che non si tratta di chiedere la liberazione di Eligio Rubeis. Non è una manifestazione che rivendica qualcosa. I manifestanti vogliono affermare che un modo diverso di governare la città è possibile. Eligio Rubeis lo ha dimostrato. E su quel modello vorrebbero rimanere. Sia col commissario sia coi successori alla carica di sindaco.

Gloria Deisori e Loredana Sinceri che hanno organizzato la marcia lo ripetono insistentemente per timore di essere fraintese: “con Eligio Rubeis abbiamo trovato risposte che altrimenti non sarebbero arrivate. Rubeis ha organizzato il comune affinché sostituisse temporaneamente dei vuoti di assistenza sanitaria lasciati sospesi dalla Asl. Ci ha messo tutto il suo impegno e noi non possiamo dimenticarlo. Questo corteo è per fare del suo impegno un modello: vogliamo che commissario o sindaci che verranno dopo di lui siano come lui. Nessuna richiesta di liberazione … Certo! Con noi si è comportato come un amico. E da amici saremmo contente di vederlo uscire da questi guai. Ma dopo il giudizio dei magistrati, non perché è una nostra richiesta”.

La seconda riflessione – figlia della prima – guarda alla mancanza di leadership. Guidonia ha perso una generazione di politici doc ed ancora non riesce a veder affermata la sua classe dirigente. Dovrebbe trattarsi di persone che riescano a interpretare la propria città in modo originale. Invece i rappresentanti del popolo – coloro che a diverso titolo si fanno carico di interessi generali – temono di esporsi contro il potere che più temono. L’applicazione delle leggi diventa così più importante delle leggi. Sì, perché l’applicazione delle leggi diventa regolativa. Non è più la legge da seguire, ma i comportamenti che potrebbero offendere la sua applicazione. Quindi anche i comportamenti più naturali, come quello di sostenere un amico, potrebbero diventare oggetto di reprimenda. Ma tranne rare eccezioni criminologiche, sostenere moralmente un amico non comporta la violazione di alcuna legge. Lo si fa, sia perché lo si ritiene innocente, sia perché si ritengono le sue qualità morali superiori ai capi di imputazione. Ma in questo ultimo atteggiamento siamo in ambito dell’etica, non del diritto. E invece si teme il giudizio del giudice. Con tanto ossequio all’amministrazione della legge, i cittadini che ne debbono seguire le direttive hanno eretto a loro governatori chi queste leggi deve applicare. La figura del giudice quindi è vissuta come quella di un regolatore della moralità pubblica. In questo modo il giudice non sarebbe più un applicatore di sanzioni per violazioni alla legge. IL timore che l’applicazione della legge possa esorbitare diventa quindi regolatore dei comportamenti. Ed è in questo modo che la legge diventa il fine, non più il mezzo per una società giusta.

Siamo entrati nella sfera di quel rovesciamento di valori verso il quale lo stesso Gesù Cristo ammoniva i Farisei quando diceva:  “IL sabato è fatto per gli uomini, non gli uomini per il sabato” (Marco, 2, 27). Lo diceva per sollevare i suoi discepoli dalla sentenza di condanna emessa dai farisei: era infatti stato raccolto del grano per bisogno nel giorno consacrato alla festa. Pur non avendo violato alcuna legge, i manifestanti hanno affermato la loro autonomia di giudizio dal conformismo diffuso in quella che è stata la maggioranza di Eligio Rubeis. Venerdì erano appena in settanta – è il conto del picco massimo di affluenza effettuato da occhi attenti. Si convocheranno nuovamente a settembre. Di qui, il progetto di unirsi in associazione per costituirsi come famiglie attente alla politica sociale del comune. Che dal 5 agosto possa formarsi una nuova maggioranza?