L’11 febbraio di dieci anni fa ci ha lasciato il senatore Pci-Pds-Ds-Pd Mario Gasbarri, all’età di 61 anni. Era stato sindaco di Monteflavio, segretario della federazione Pds-Ds di Tivoli ed eletto a Palazzo Madama per tre mandati.

Giovedì 21 aprile a Palazzo Valentini lo ricorda il PD con interventi di Maria Giacomelli, Rocco Maugliani, Bruno Manzi, Andrea Ferro, Mauro Alessandri, Anna Finocchiaro, Claudio Mancini.  

Arrivò in Senato nel 2001, quando per il centrosinistra fu una Caporetto, fu confermato a Palazzo Madama per altri due mandati elettorali. Prima però va ricordata una lunga militanza di base nei comuni dell’asse tiburtino, come segretario di federazione.

Mario Gasbarri aveva un’idea del partito che derivava da una concezione leninista per la quale unica doveva essere la voce, a seguito di una dialettica interna che poteva essere anche accesa e piena di scontri. Ma quando si prendeva una linea doveva essere quella. Non erano concesse fughe individualistiche. Ed è il forte senso del collettivismo che Gasbarri proiettava nel modo di guidare il partito nell’asse tiburtino a dover essere ricordato di lui con l’attenzione storiografica di chi studia un fenomeno oramai inesistente nella natura politica dei nostri giorni.

Uomo forte, a volte burbero, gli capitava di chiudere discussioni in un modo solenne, quasi autocratico, ma mai senza aver ascoltato gli interlocutori, cercando di capirne fino in fondo le ragioni. Il più delle volte però ne rimaneva deluso ed anche a questo motivo deve essere ascritta la rigidità con la quale trattava le questioni in agenda. Personalmente invece lo si scopriva come una persona aperta e piena di humour. Amava il cinema di Luchino Visconti e ritrovarsi con amici coi quali poter stare in libertà senza misurare quel che si diceva.

Il lascito alla politica consiste più in un ordine di idee che in un vero e proprio campo di azioni effettive. Mario Gasbarri era una persona austera e altrettanta serietà chiedeva ai funzionari del suo partito, così come coloro che a diverso titolo dovevano rappresentarlo nelle amministrazioni cittadine. Non amava esibizionismi personali né smarcamenti tattici. Ed è anche per questo che assecondava specialmente il senso della personalità di chi governava effettivamente i problemi di una città. Fu grande sostenitore di Alcibiade Boratto che arrivava da un’altra tradizione di partito – il Partito Repubblicano che fu di La Malfa e Spadolini. Fu grande sostegno per Ezio Cerqua, sindaco di Guidonia dal 1996 al 2000. Era convinto che sul governo delle città si dovesse dare prova di vera cultura di governo del paese. Dotato di grande equilibrio, evitava di parlare degli anni che videro i suoi primi passi nella politica attiva. La contestazione studentesca fino a confluire in Potere Operaio che erano argomenti di interesse di filologia della politica, dovevano invece essere totalmente superati perché non facevano parte delle importanti cose da fare.

Il PD oggi è un soggetto politico totalmente diverso dalla “cosa” in continua evoluzione che lui contribuì a costruire in tanti faticosi anni. E sarà interessante sentire cosa hanno da dire sul suo lascito ideale lasciato ai dirigenti di partito della nostra generazione.