Indice Rilevanza

Sui ritardi la compensazione può arrivare solo dal tempo, utile a dare memoria e maggior grado di consapevolezza

Sul recupero della piazza del Comune un altro lavoro per il governo della città
Guidonia e l’identità. Abbiamo già detto che questo secondo corso del governo della città dovrebbe dedicarsi a costruire il senso di appartenenza dei cittadini alle proprie strade, al proprio palazzo che rappresenta l’amministrazione pubblica, la presenza dello Stato, il governo del territorio. Un’operazione importante che l’amministrazione di Eligio Rubeis deve abbracciare con coraggio smantellando alcuni avamposti ideologici derivati dall’abitudine di nominare luoghi e specifiche condizioni ambientali con i soliti nomi. Un nome che Guidonia deve onorare è l’architetto Giorgio Calza Bini, scomparso nel 1999. La Città dell’Aria è nata tra il 1935 e il ‘ 37 sul progetto di una città giardino che desse abitazioni ai militari dell’aeronautica, fu proprio Giorgio Calza Bini a disegnarne le strade, la piazza e il palazzo comunale che ancora oggi richiama Giacomo Matteotti. Con Giorgio Calza Bini lavorarono Giuseppe Nicolosi e Gino Cancellotti, ma sicuramente fu l’architetto romano ad approcciare in forma unica, originale, il modulo razionalista che in architettura era la tendenza fondamentale di quegli anni Trenta. Di Giorgio Calza Bini anche la chiesa di Santa Maria di Loreto. Gli anni che sono venuti a seguire hanno serbato poca delicatezza nel preservare l’integrità della struttura dell’intero palazzo comunale. Si è dovuta tollerare una scritta in azzurro che riportava la dicitura “Comuni di Guidonia M.celio”, le superfetazioni delle predisposte all’aria condizionata nei locali, a trasformare il plateatico della piazza in un parcheggio. Merito del sindaco Filippo Lippiello l’aver fatto piazza pulita della scritta e di aver installato una base di travertino che richiami il complesso marmoreo dell’intera struttura che ospita da sempre gli uffici del Comune.
La leggenda vuole che nelle idee di Giorgio Calza Bini ci fosse l’idea di una fontana al centro della piazza, mai realizzata. Un lavoro importante potrebbe essere quello di recuperare, se esiste, lo schizzo di questo disegno per riproporlo nel cuore della piazza dando nuovo respiro ad un ambito di abitazioni e uffici che non sono state sempre punto di riferimento dei cittadini. Domani potrebbero esserlo se la piazza divenisse uno dei cuori pulsanti sociali della città, non solo un centro di interessi perché dimora del Comune. Nel progetto di ristrutturazione della piazza dovrebbe essere ricompreso anche un modo per togliere quelle ingombranti macchine dell’aria condizionata. Se è vero preservare, difendere, tutelare, le opere architettoniche rappresentative della storia di un popolo non si capisce perchè altrettanto non debba esser fatto per le opere che hanno un secolo di esistenza. A meno che si abbiano ancora rapporti conflittuali con il retaggio e i rimandi di questa stessa esistenza sociale. L’operazione culturale oltre che di qualità strutturale vuole allora essere di formazione. Un popolo non è tale se non si riconosce in una letteratura della propria storia che sia condivisa. Giorgio Calza Bini è morto il 28 settembre del 1999. Tempo ce n’è per ricordarlo, anche tardivamente.

(Chi scrive ha il torto di non aver fatto abbastanza per ricordare in vita la usa opera, sostanziale, per l’edificazione di Guidonia. Ma sui torti – come quelli di cui a cui si accennava sopra – la compensazione può arrivare solo dal tempo, utile a dare memoria e maggior grado di consapevolezza).