Anche se in posizioni invertite il caso Italia e il caso Guidonia si somigliano. La differenza sta nel fatto che mentre nel primo caso siamo alla fine di un ciclo, nel secondo lo iniziamo. L’identità della crisi sta nell’indeterminatezza dei suoi protagonisti, il non essere questi prodotti da una cultura di governo e da una maggioranza che, se non attraverso caratteri specifici, sappia almeno porre la sua visione. Del resto, si dirà, stessa sorte si trova nel resto d’Europa dove un premier deve dimettersi in Inghilterra, in Francia Macron perde le elezioni legislative. Negli States Biden che ha sempre più difficoltà a dirigere l’asse parlamentare … La crisi di direzione politica sembra diventata una costante irrinunciabile.

A Guidonia il vincitore è informato dal prefetto che dovrà predisporre gli atti conseguenti per consentire all’impianto TMB di aprire perché questo hanno già deciso. Così vogliono sia a Roma Capitale che nella Città Metropolitana. Conterà qualcosa il sindaco neo eletto? Del resto, c’era da aspettarsi il contrario? La vittoria di una civica di politici che si ritrovano insieme senza una scommessa, senza una posta ben chiara per la città, produce proprio il fatto che altri decidano. Ed un’amministrazione che non ha uno schieramento politico di riferimento non riesce a rivalersi e a protestare in nessuna sede gerarchica dove la sua parte gli consente di dire la propria.

Sembra quasi una situazione perfetta. Sembra quasi che proprio questo si voleva per Guidonia. Un governo della città composto da bravi ragazzi che però non hanno peso specifico e qualora si alzino i toni possano esser silenziati come esordienti e non come aventi titolo.

Nel sistema-paese abbiamo degli eterni apprendisti che protestano ma insistono per stare al tavolo qualora il presidente Draghi spenga la luce a tutti.

Similmente a Guidonia abbiamo una conventio che non esclude nessuno. Financo il candidato rivale, Cucurru, se le anticipazioni dovranno confermarsi, troverà un ruolo nel consesso. Nel settore che attualmente si mostra come il più delicato, l’Ambiente, ci va il vicesindaco che però non avrà la delega specifica per lavorare. Ci si chiede di cosa sarà assessore.

È la situazione tipica in cui non è difficile tenere tutti dentro bensì si mostra come assai più difficile chiedere a qualcuno di starne fuori. Tutti sulla diligenza o meglio una classe di governo della città sempre più nutrita e indefinita.

Questo stato di fatto evidenzia due livelli di crisi. Quella della democrazia e quella politica. La crisi della democrazia è dettata dal fatto che, pur criticabile questa maggioranza perché priva di un progetto, è stata legittimamente eletta dai cittadini che sapevano. Non ci sono alibi nel ricordare che solo la metà dell’elettorato ha posto il suo sigillo. Quando si dice che la politica è in crisi si intende proprio crisi dei sistemi di elezione di rappresentanza e crisi della rappresentanza.

Ma c’è un’altra crisi, ancor più profonda. Ed il tema è profondamente politico e tocca la mancanza di un progetto sulla città. (E viene anche da dire che in fondo sia meglio così se i suoi protagonisti non se ne fanno portavoce). Su Guidonia si decide sempre in altre sedi. Nella città interessata si ratifica semplicemente. Sia questa la decisione per l’impianto TMB che per fare il mondiale di Golf. Oneri e onori di un luogo non spettano a chi ci vive bensì a chi dall’alto concerta sopra dinamiche e strategie. Ed è qui, di nuovo, che Italia e Guidonia si somigliano.