La politica non si improvvisa. Tutti ne parlano, appare come intuitiva, ma per gestire la conduzione di un partito e una candidatura è tutta un’altra cosa che parlarne liberamente. Qui ci prendiamo la libertà di adottare l’atteggiamento di chiacchierare delle sorti nel primo turno delle amministrative di Guidonia ben consapevoli che bisogna aver avuto tanta pratica, tanta conoscenza delle pseudo scienze politiche ma soprattutto tanta conoscenza dell’umanità, per discuterne sensatamente.
Il primo errore che balza in evidenze è quello di Aldo Cerroni a cui sono mancati 276 voti per guadagnarsi il primo turno. (A Fonte Nuova tra secondo e terzo classificato ci è passato un solo voto di differenza). Ma qualche grattata di testa deve darsela anche Michel Barbet se ha totalizzato il 20,63% quando era dato al 30 per cento o addirittura come vincitore al primo turno. Non ha pagato la moderazione scelta da Filippo Silvi che ha rinunciato a falce e martello o a un simbolo iconografico della sinistra europea per scegliersi la Stella di Sinistra popolare. IL gioco di candidarsi sindaco per ottenere il passaggio in Consiglio comunale è riuscito solo a Giovanna Ammaturo di Noi con Salvini di cui nessuno poteva supporre una forza elettorale da 8,21per cento. Errore da parte del centrodestra che non ha accettato il criterio di candidature di rinnovamento. Forza Italia col polo sovranista avrebbe ottenuto almeno il venti per cento più l’adesione di pezzi di centrodestra che invece sono confluiti con Aldo Cerroni. Avrebbe significato il ballottaggio tra centrodestra e centrosinistra.
Si dirà: inutile il discorso sui “se”. Vero. Inutile tanto più che a vincere sarà uno solo. Con molta buona probabilità sarà Emanuele Di Silvio che riuscirà a fare incetta di altri voti moderati e potrà lavorare sull’apparentamento con Aldo Cerroni.
La riflessione però è utile perché serve a chiedere al personale politico di Guidonia una prova di razionalità in più. Meglio abbandonare il narcisismo che porta a personalismi e al convincimento che nell’altro si nasconda doppiezza. La doppiezza c’è in tutti. Dovremmo parlare più esattamente di caos tattico che l’evidenza dell’unico obiettivo rende ancora più confuso. L’eterogenesi dei fini è la spiegazione che si dà dopo che il fine è stato raggiunto. Ma fin quando l’obiettivo legittimo esiste solo nella volontà di affermarsi, machiavellicamente bisogna solo disporre le modalità di ottenerlo. L’intolleranza non serve.