Indice Rilevanza

Si risveglia il tema della Città metropolitana, della cogestione delle competenze di area vasta che si traducono nella sottile strategia di dare ulteriore potere ai centri di gravità urbanistica, oltre ai loro confini territoriali

Una cultura di governo lacunosa ha prodotto un vuoto legislativo sul governo dei territori locali. L’intervento di Venturiello a Romaventuriello

Il dibattito avanza da almeno trent’anni. Preso in carico dalla cultura di sinistra il motivo fondante consisteva nel valore della democrazia come come sistema regolativo della realtà comune da estendere, ramificare, rafforzare nelle realtà locali e periferiche. Detto questo le città dovevano avere più poteri. Le aree metropolitane confinanti dovevano condividere questi poteri. Tutto il complesso non poteva essere determinato da un solo potere che altrimenti avrebbe nuovamente concentrato potestà in poche mani senza estendere la cultura di governo. Conseguenza, era necessario un decentramento. Per questo furono realizzate le circoscrizioni nelle grandi città. E Guidonia, con vocazione naturale a quartieri a sé, non fu estranea a questa divisione.
Ma nel complesso di queste grandi trasformazioni c’era bisogno di un sistema di autogoverno in grado di condividere i problemi tra i grandi centri e le periferie. Specialmente Roma viveva, e vive oggi ancor di più, un rapporto compulsivo nel flusso tra estensione periferica e centro della città. Questo per gravità di interessi ricadenti nel cuore della Capitale, ma anche per concentrazione di attività di lavoro.
Una dimensione che i grandi urbanisti di sinistra nella variante al piano regolatore romano del ’78 vollero scongiurare evitando di delineare una “città a stella”, dove le punte erano costituite dalle grandi vie direttrici che mettevano in relazione periferia col centro. Per questo sia il senso di organizzazione della mobilità, sia i piano di urbanizzazione cercarono di privilegiare le aree di mezzo, non quelle vocate alla crescita e cioè lungo i grandi assi viari di contatto tra Roma e le sue città satellite. L’economia come sempre ha viaggiato per il suo verso. I piccoli comuni a ridosso di Roma sono diventate realtà urbane di tutto rispetto assorbendo cittadinanze in uscita dal grande centro. Oggi Roma conta appena due milioni settecentomila abitanti (compresa Ostia che con duecentomila abitanti nel versante geografico della provincia appare anch’essa un satellite a sé).

Ebbene in questo processo di emorragia il governo nazionale ha fatto quello che poteva per tendere una mano a Roma e con lei alle altre grandi città italiane. Con la riforma del 2001 del Titolo V della Costituzione, ha riconosciuto costituzionalmente (artt. 114, 117,118 e 119 Cost.) le città metropolitane. Nel 2012, col decreto legge n.95, ha rilanciato con la spending review il progetto di istituzione delle dieci Città metropolitane. Ma un modello condiviso non c’è.
In tal senso le istituzioni centrali dello Stato convocano con Roma i più rappresentativi comuni per fare una quadra di tanta inutile elaborazione. La realtà economica e politica consiste nel fatto che Roma-città come capacità di dare destinazione a nuove potenzialità che possono darle ricchezza ha finito. La sua area è strettamente vincolata oppure è carica di interessi aggiudicati dal piano regolatore del 2008, chiuso da Walter Veltroni. E allora chiama a sé i Comuni vicini nella speranza di poter governare questo esercito di peones che arriverebbero col cappello in mano, emozionati da tanta convocazione.
Ha fatto bene, quindi, Michele Venturiello a cantarla chiara nella sede di Roma, venerdì 11 luglio. Non ci sono idee precise, non c’è progetto di decentramento, non ci sono indicazioni sui poteri e la capacità di gestire sé stessi in questa nuova formula. Perché i comuni satellite a Roma dovrebbero aderire a tanta vaghezza? L’avvocato Venturiello glielo ha saputo dire con diplomazia. Con maggiore veemenza dovrebbero insorgere i Comuni satellite di Roma stanchi di aver preso solo le briciole negli ultimi trent’anni, assorbito cittadinanze ed edificazioni discutibili, senza avere la forza oggettiva di poter mettere mano ai loro piani di crescita sostenibile. Ma è arrivato il momento di alzare la testa.