Indice Rilevanza

"La giunta di oggi è in continuità con quella per cui i cittadini hanno confermato questo governo della città"

La discussione non tocca il tema della crisi dell’assemblea deliberativa del Comune che non riesce ad essere né direzionale né di controllo

Quattro avvocati e tre politici. Giovedì 24 luglio hanno discusso in ordine sparso sul tema dell’inopportunità di due nomine in giunta: due assessori sono anche padri di due elette in Consiglio comunale.
Così nel secondo mandato di Eligio Rubeis si celebra la prima discussione politica nella massima assemblea deliberativa per l’ente-comune. La quaterna di avvocati vede da una parte Michele Venturiello e Stefano Sassano di Forza Italia, ma anche Aldo Cerroni di Scelta Civica, dall’altra Sebastiano Cubeddu dei Cinque Stelle.
I tre politici sono il sindaco Eligio Rubeis, da una parte, contro i due del Pd, Emanuele Di Silvio e Salvatore Guglielmo.
Emanuele Di Silvio apre le danze: “Guidonia non è un comune di mille abitanti, è stata fatta offesa la democrazia”. Reincara il collega del Pd Salvatore Guglielmo: “come potranno i consiglieri-figlie controllare gli atti scritti e fatti approvare dagli assessori-padre?” In termini legali, la questione dal punto di vista dell’avvocato dei Cinque Stelle Sebastiano Cubeddu, è eminentemente di trasparenza: “i cittadini hanno votato con l’aspettativa di avere eletto in Consiglio persone che lavorano in loro rappresentanza”. La rappresentanza, quindi, non si esplica con trasparenza se è indebolita proprio nel controllo e nella direzione. E questo avviene proprio perché c’è un legame familiare.
Debolissima la difesa dell’altro legale di Forza Italia, Stefano Sassano: “questa nomina è in effetti inopportuna. Spero di sbagliarmi per il futuro. Ma d’altra parte sappiamo anche che la nomina degli assessori che la legge vuole totalmente autonoma rispetto al Consiglio comunale sia solo fictio juris“. Punta sull’autonomia del sindaco nelle decisioni la difesa dell’altro legale di maggioranza, Aldo Cerroni. “Invece il sindaco ha mostrato grande autonomia rispetto alle indicazioni che arrivavano dai gruppi politici”. Ma la ratio della scelta di Eligio Rubeis è indicata solo dall’avvocato Michele Venturiello: “stiamo parlando di inopportunità, non di incompatibilità. Se fossero incompabili sarebbero rimovibili. E non è questo il caso. ll tema dell’inopportunità risiede su comportamente esplicati. Quindi il nostro giudizio su queste nomine non può che esser dato a posteriori, altrimenti sarebbe pregiudizio”.
Ma il migliore difensore delle scelte del sindaco è il sindaco. Rubeis non teme di parlare di Codice Cencelli utilizzato come vero democristiano doc per consegnare le deleghe a persone di sua fiducia. Ma la sostanza del discorso non è la boutade, bensì la politica. “A vincere non sono stati dei partiti e dei candidati, a vincere è stato il lavoro svolto in cinque anni. Lavoro col quale abbiamo dimostrato ai cittadini cosa sappiamo fare e ci hanno premiato. Come non confermare questi assessori? La minoranza invece sa solo minacciare denunce in Procura. Lo stesso fecero dieci anni fa quando ero assessore ai lavori pubblici. Ed è per questo che sono convinto che governeremo per i cinque anni successivi a questi”. Rubeis parlando a quelli del Pd fa riferimento a Renzi. Solo che nell’allegoria di Rubeis il Renzi di Guidonia è Rubeis. E il senso è questo: sindaco di Guidonia fa come il Premier: decide. Decide perché ha vinto lui non altri. E ancora sulle decisioni: “avrei confermato ogni delega se ne avessi avuto modo”. Come dire: gli assessori nominati sono solo conferme, aver fatto diversamente avrebbe significato penalizzarli per il successo elettorale e questo non ha senso. E poi parla al Consiglio perché Di Silvio intenda: “vogliamo parlare di tutte le inopportunità? Tipo di chi fa il Consigliere a Guidonia ed ha un incarico politico in Regione”. La discussione sarebbe infinita. E infatti probabilmente non finirà in questa sede di Consiglio.