Indice Rilevanza

Finalmente Guidonia prende il coraggio di candidarsi per avere una struttura sanitaria degna di una città da centomila abitanti, nel cuore di un'Asl da duecentoottantamila

Eligio Rubeis chiede la piastra di primo intervento e l’eliporto da realizzarsi nell’Italian Hospital Group

c.stampa

Ci sono tutte le condizioni perché Guidonia abbia un suo ospedale. Il sindaco, giustamente, parla in termini diplomatici. Bisogna fare attenzione a non urtare alcune suscettibilità in materia di sanità. L’ospedale è sempre stato il totem di Tivoli da non mettere in discussione. Ci provò nel 1999 il sindaco Ezio Cerqua ottenendo un finanziamento speciale dalla Regione Lazio, stanziamento che non fu confermato nella successiva amministrazione Sassano proprio in virtù di pressioni che arrivavano da Tivoli. Eppure è Guidonia l’area più adatta per avere un ospedale. Ha già la struttura. Si tratta dell’Italian Hospital Group che ospita a livelli di eccellenza il più importante centro per la cura dell’Alzheimer. In una struttura così grande si potrebbe realizzare un altro nosocomio tipo San Camillo (l’iperbole serve solo per far capire che la struttura muraria già esiste ed è molto). Nell’area in cui è situato si presta perfettamente ad un centro di eccellenza perché vicino al casello autostradale. Quindi può ricevere agevolmente pazienti di tutta l’azienda sanitaria, da Fiano Romano a San Cesareo. La struttura dell’Italian Hospital Group a ridosso del Bivio di Guidonia, nel cuore della via Tiburtina fuori raccordo anulare, è perfetta per un centro di soccorso per gli incidenti della strada. In sostanza Guidonia potrebbe uscire dalla rarefazione delle proposte, delle idee, delle prospettive, per accettare questo braccio di forza con Tivoli. E stavolta a vincere non sarebbe la rinomanza dell’antico Comune, bensì il pragmatismo di dotare l’area metropolitana di una struttura sanitaria che si presta a quel che si chiede ad un ospedale oggi: essere nelle vicinanze, ma non all’interno di un centro storico (come invece è a Tivoli), essere un centro di eccellenza dotato di tecnologia (di questo dovrebbe dotarsi ma per altri versi, come centro di cura per l’Alzheimer già lo è), essere di risposta ad emergenze vere e proprie dei sistemi di cura della salute: intervento per incidenti della strada e per gravi affezioni cardiache. In sostanza l’ospedale a Guidonia già c’è. Bisogna trovare il coraggio di urlarlo, dirlo forte, infischiandosene di parametri, graduatorie, primati stabiliti da schematismi che nel sistema della Sanità oggi non hanno alcun senso. Anche perché la Sanità italiana, nel suo complesso, ha oggi dimostrato di non avere sistema.