Indice Rilevanza

Avere il senso del bello significa saperlo riprodurre nelle azioni di amministratore pubblico

Iniziamo anzitempo la classifica delle campagne di comunicazione che ci paiono più convincenti. Prima che diventi inutile parlarne, prima che la competizione diventi incandescente

La qualità dei manifesti di Marco Bertucci non si era mai vista nella storia di Guidonia Montecelio. Migliore della folgorante campagna elettorale di Filippo Lippiello nel 2005 che inondò la città con il suo sorriso e i colori stile Benetton, migliore di quella compassata di Eligio Rubeis nel 2009, ma migliore anche di quella attuale di Rubeis dove il sindaco in carica ha un profilo troppo regimental: l’eccesso di stile anglosassone rischia di apparire distaccato nei confronti del cittadino. (La qualcosa non somiglia minimamente allo stile di Eligio Rubeis). E poi i manifesti di Eligio Rubeis non riescono a dare uno scarto sugli altri, non esce fuori in modo solenne la sua candidatura a sindaco, a prima vista appare come un consigliere comunale più curato. Ma il migliore slogan, secondo chi scrive, è quello del candidato Alessandro Messa: “Guidonia è di chi la ama”. Parole guida che appaiono orientative per una politica sulla città e inclusive. Riescono a dire “io amo Guidonia” senza per questo apparire sdolcinate.

Ma il capolavoro lo ha fatto Marco Bertucci. Ritratto con un sorriso vero, complice di chi guarda, non ha il timore di sorridere troppo, non vuole apparire discreto, appena sorridente e compassato. Puntuale il richiamo al verde attrezzato, al decoro pubblico, ad una città vivibile che in questa amministrazione ha dato un elemento di svolta sulle precedenti amministrazioni e così vuole continuare. Protettivo e pregnante il manifesto in cui abbraccia un bambino. Stavolta questa discrezione è apprezzata perché non si vede il volto del bambino, pregnante perché qualsiasi politica sulla città non potrà che essere diretta ai nostri figli. Ed è questo uno slogan che fuoriesce dall’immediatezza del manifesto senza avere il ridondante gusto tronfio di dirlo. Decisamente sottotono, invece, la propaganda del competitor Domenico De Vincenzi. L’uso del giallo papalino non si capisce. Non esce ancora stagliato il suo volto. Le parole guida rimbombano per anni sul tema della discarica e si mostrano all’inseguimento dell’avversario senza riuscire a dire nulla di nuovo. Il fatto di dirlo ora, ripara da ogni sospetto di piaggeria e vuole consigliare per tempo chi dovesse trovarsi indietro nel versante comunicazione. Chiaramente non può apparire come una promozione alla consulenza per i candidati che avranno scelto i loro consulenti. Semplicemente affermare che il cittadino ha diritto sicuramente a proposte credibili, vere, partecipate da parte di chi le fa. Ma soprattutto, il cittadino ha diritto di non vedere manifesti imbrattare la città in luoghi dove non è concesso affiggere. Nella pubblicistica però c’è un altro grande messaggio: il cittadino ha diritto anche a vedere qualcosa di bello e convincente. Il senso del brutto è una delle violenze nascoste perpetrate nelle nostre città metropolitane. Avere la capacità di non riprodurlo nella promozione personale è una dimostrazione di saperlo combattere nella politica di amministratori.