IN questi giorni tra i cinepanettoni dati in pasto al facile consumo culturale c’è un nuovo titolo: Natale a Cinquestelle. Ogni allusione è voluta. IL film racconta di un premier che ricorda il nostro presidente del Consiglio Giuseppe Conte. L’italianissimo impacciato presidente alle prese con un viaggio diplomatico, si trova implicato in situazioni goffe, grottesche: sono le classiche condizioni della commedia plautina dove a peggiorare tutto è il servitore impegnato a riparare ai danni. Cattiva sorte e imperizia riescono a far di peggio alle imbarazzanti condizioni di partenza. La corte del presidente si arricchisce di personaggi tutti comprimari, ma fondamentali per moltiplicare i qui pro quo, i malintesi che creano altri malintesi.
Decisivi nella narrazione sono la figura del dominus (il presidente) interpretato da Massimo Ghini, la donna seducente che non dovrebbe essere sul suo letto e il servitore che deve riparare ogni volta.
IN questo cinepanettone c’è un elemento di ricatto ripetuto e costante per il povero sottoposto interpretato da Ricky Memphis. E il rovescio di fortuna per il portaborse se volesse dar seguito al suo proposito di ribellione è “tornare a Guidonia”.
“Tornare a Guidonia” è il contrappasso per il gran rifiuto, quello di rifiutare l’obbedienza al dominus. Quindi nella narrazione del film il ricatto a cui è sottoposto il portaborse è quello di ricadere negli inferi di Guidonia. IL concetto è ripetuto più volte durante i cento minuti di cui la commedia italiana avrebbe fatto volutamente meno. Una ripetizione che non è quindi espressione di una svista casuale dell’autore. Poggia invece su quello che potrebbe confermarsi come un giudizio generalizzato e condiviso. (Un giudizio che come tutti i giudizi sommari si pone come offensivo per chi vive Guidonia e si sforza di renderla migliore).
Non è la prima volta che Guidonia viene denigrata pubblicamente. Un precedente durante una resistibilissima inchiesta televisiva nella quale, per spiegare il contesto di un servizio di cronaca, Guidonia veniva etichettata come “paesone” dove il malaffare era di casa.
Mai una citazione positiva per la Città dell’Aria. Quando si parla del Centro agroalimentare nessuno ricorda che la sua sede è presso Setteville di Guidonia, non Roma. Quando il vincitore di San Remo deve raccontare la sua prima gioventù, parla del Casilino e non di Guidonia dove ha in effetti preso le prime mosse il suo talento musicale.
Gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Forse è il momento in cui il sindaco in carica si faccia sentire per ripristinare l’immagine e l’onorabilità della città dove il primo cittadino non può limitarsi ad essere semplicemente il primo amministratore.