Indice Rilevanza

La vittoria del evidenzia un quadro parlamentare totalmente diverso da quello attuale. Come tutti sanno tra destra e sinistra, non c’è uno schieramento vincente. C’è la volontà degli elettori confermata anche a Guidonia con circa il 67% dei favori al taglio dei parlamentari. Nessuno schieramento filo o anti governativo può quindi intestarsi la vittoria. E sia.

Chiaro è che qualsiasi altro sistema di elezione dei nostri rappresentanti in Senato o in Camera dei deputati ora deve essere nuovamente determinato.

Ma prima che il tutto si perda nelle congerie dei dei dibattiti inviluppati su un proporzionale con sbarramento e la discussione sulle liste bloccate, al più presto, dovremo avere un quadro parlamentare nuovamente eletto. Insieme si dovranno determinare le nuove proporzioni di consiglieri regionali che dovranno concorrere ad eleggere il presidente della repubblica.

E su questo verterà il dibattito che rischierà di impantanarsi per la gattopardesca consuetudine italiana di gestire sempre quel che c’è dando l’illusione di cambiare.

Un segno di svolta consiste nella capacità di fare scelte precise tenendo in piedi il senso autentico della democrazia, quello per cui il popolo nelle forme di organizzazione elegge chi deve governarlo.

Ed è proprio questo il debole che esce da questa consultazione.

Proprio Guidonia nella sua storia ha avuto modo di affermare candidature proprie. Indipendentemente dagli schieramenti politici: Antonio Muratore per il mondo riformista, Vittorio Messa per la destra, Mario Gasbarri per la sinistra, riuscirono a fare breccia nelle nomenclature dei loro partiti ottenendo candidature nei loro collegi. Riuscirono a farcela pur non avendo con loro i favori delle segreterie nazionali o di grandi potentati. Eppure riuscirono a spuntarla. Ciascuno di loro può vantare dei risultati, sia per il ritorno della loro azione parlamentare per i loro territori che per i loro interventi nel dibattito sulle principali questioni nazionali.

Molto difficilmente queste esperienze potranno replicarsi per territori che non esprimono una nomenclatura o non sono espressione della borghesia nazionale.

In una condizione in cui i segretari di partito avranno meno margine per gestire candidature, saranno scelte solo quelle funzionali a tenere in piedi il loro quadro dirigente. Non sarà importante garantire nel proprio collegio una presenza, una qualità, un lavoro svolto coi concittadini. Solo chi circuita nelle segreterie avrà la possibilità di farcela a rappresentare gli italiani in Parlamento.

Ma questa è polemica di ieri. Oggi il nuovo quadro di rappresentanze parlamentari dovrà prendere atto che tutto è cambiato. Se il prossimo anno si dovrà eleggere il presidente della repubblica non potrà essere questo assetto parlamentare e lo sproporzionato numero di consiglieri regionali ad assumersi questo onere.

Questo è il problema di oggi.