Indice Rilevanza

Arrestate quindici persone. L’ex facente funzioni di sincaco, un consigliere comunale con dirigenti della struttura comunale, impiegati, imprenditori. L’ipotesi degli inquirenti guarda a una rete di corruttela che si spinge ben oltre ai singoli fatti criminosi ma guarda ad un’autentica “associazione a delinquere”. E in questi casi la parola che tipicamente scappa è quella di “mafia”, sebbene alleggerita dall’aggettivo “bianca”. Parole forti che in verità non si stagliano come un fulmine a ciel sereno. (Il Comune era già stato falcidiato nel nome e nel morale dall’arresto del sindaco Eligio Rubeis, uscito da pochi mesi dagli arresti domiciliari e ancora inibito a metter piede nell’area del Comune di Guidonia).
I fatti ascritti, che sono molto più di ipotesi di reato bensì prove conclamate a carico dei diversi responsabili, guardano a nomi apicali della struttura comunale. Arrestata Rosa Mariani, ex segretario generale del Comune. Arrestato l’ex sindaco facente funzioni Andrea Di Palma, che un anno fa dovette cedere al commissariamento. Arrestato Alberto Morelli, ex Consigliere comunale di Forza Italia. Arrestati i dirigenti Gerardo Argentino, Angelo De Paolis, Gilberto Pucci a anche gli impiegati Michele Maccaroni e Maurizio Rocchi. Arrestato un imprenditore …
IL bollettino potrebbe allungarsi. La rete di corruzione nel Comune secondo gli inquirenti era sistemica. Una realtà amministrativa malata dal gioco delle amicizie di convenienza, dalla corsa al profitto personale. Un clima per cui il grido generale invocherà purghe che vanno al di là del ricambio degli eletti. Guidonia Times ha invece sempre fatto il tifo per Guidonia. Affinché le sue forze migliori fossero protagoniste, affinché gli eletti dai cittadini si facessero protagonisti di una fase di adeguamento generale, affinché Guidonia avesse standard infrastrutturali, abitativi e di convivenza da standard europei, era giusto – secondo noi – gettarsi alle spalle qualche polemica e andare avanti. Questa nuova ventata di arresti riporta invece la condizione dei primi anni Novanta quando l’amministrazione di Giambattista Lombardozzi fu falcidiata dagli arresti e contribuì a creare quel clima da caccia alle streghe tipico degli anni di Tangentopoli. Solo che allora il numero dei politici era superiore. Oggi il grosso degli arresti è interno alla struttura amministrativa. Negli anni, tra diversi ‘stop and go’, Guidonia ha dato molto per uscire da queste secche nella speranza di dare un futuro diverso a sé. Ma il difetto è stato tutto dentro la mancanza di una vera classe dirigente. La borghesia della città non esiste. O se c’è ha preferito disoccuparsi dalle proprie responsabilità, anche perché attorno a sé non ha mai trovato quel clima costruttivo. (Si evitino le facili battute che guardano a cubature e urbanistica).
Quindi l’errore più grave sarebbe quello di concludere con un processo sommario sulla caduta della moralità, senza che ciascuno faccia opportuna autocritica. Questa classe di eletti è stata scelta dai cittadini. I dirigenti sono stati selezionati in base alla loro capacità di risolvere problemi senza fiatare, leggasi distribuire risorse e riconoscimenti ad amici che hanno contribuito al successo degli eletti. Ed anche l’opposizione ha responsabilità per non aver vigilato finendo per esser sostanzialmente connivente.
Sono situazioni, queste, in cui non se ne esce con un colpo di spugna. Non basta dire sarcasticamente: “arrendetevi!” Oppure dire: “è finita”. Le storie del recente passato ci insegnano invece che in effetti non finisce mai. Nessuno garantisce che chi verrà dopo non faccia lo stesso o peggio, magari per incompetenza.
Proprio noi che siamo sempre stati gli “ottimisti” – e per questo oggetto anche di qualche ironia – Proprio noi che abbiamo esortato alla voglia di uscire dal guado non possiamo assistere allo spettacolo del fiume che inghiotte tutto e tutti.
IL pericolo alle porte – lo abbiamo scritto in un recente articolo – consiste nella disaggregazione del Comune e nella pretesa di ciascun quartiere di far per sé creando una sua autonomia amministrativa. Questa almeno la conseguenza tipica di situazioni dove la nave non ha comandi. Ciascuno cerca di aggiudicarsi una scialuppa e salvarsi in mare da solo.
Bisogna allora reagire partendo proprio dalle specificità dei quartieri. Iniziare a ragionare solo sul programma e farlo diventare un vademecum di ciascun candidato. Metterlo alle strette perché i contenuti del programma siano realizzati. Il tutto partendo proprio dai quartieri, dalle contraddizioni presenti nell’assetto abitativo di ciascuna circoscrizione. Quindi, dare protagonismo proprio ai quartieri. Presentare alla prossima competizione elettorale il senso di una grande alleanza per la città, insieme alle liste civiche – ma che siano liste civiche vere! Aprire a cittadini che non siano mediatori di interessi privati ma portatori di sole esigenze sociali.
Che i partiti tipicamente intesi si facciano alfieri del cambiamento, ma sappiano fare un passo indietro: si rendano disponibili a collaborare a questo grande progetto di protagonismo sociale perché si formi una nuova classe dirigente. E poi chi avrà più filo tesserà. In attesa che anche questa notte finisca.