Qualsiasi commissario prefettizio non potrà fare quel che c’è da fare: continuare il lavoro del sindaco

 

Detrattori o lavoratori per Guidonia sono uniti sulla solidarietà ad Eligio Rubeis. IL sindaco in carica del Comune di Guidonia è attualmente in attesa di giudizio, ad ottobre dovrebbe trovare il verdetto per i reati contestati. Potrà essere prosciolto o condannato. IL giudice di Tivoli deciderà.

A dividerli è l’opportunità sul continuare il lavoro per la città o chiudere anticipatamente. Le motivazioni per continuare a lavorare sono evidenti: Guidonia ha bisogno di cittadini che lavorino per i propri cittadini perché solo in un patto di cittadinanza si è motivati a lavorare per la propria città che ha bisogno di infrastrutture e interventi mirati sul sociale. (Escludiamo la volgare argomentazione di legame alle loro poltrone perché in questi tempi amministrare una città porta molti più oneri che onori).

Le argomentazioni dei detrattori, invece, vedono nella mancanza della figura fisica del sindaco, nella sua impossibilità a presenziare Palazzo Matteotti, lo scadimento e lo sfarinamento della coalizione di governo della città.

Quindi, c’è un sindaco. Anche se non presente fisicamente. C’è una maggioranza, ma sempre più nominale: i dissenzienti stanno superando quelli che lavorano per la continuità. Ci sono anche i problemi della città. Nessun commissario prefettizio potrà dare a Guidonia quanto si stanno sforzando di dare coloro che sono impegnati a Palazzo Matteotti. La soluzione razionale è solo una. Un programma a scadenza fino ad ottobre. Evidenziare alla città le cose che si vogliono portare a termine e tra queste sicuramente il Palazzo dello Sport a Guidonia per cui ha giustamente manifestato il Pd sabato 28 maggio. Ad ottobre le cose che potranno succedere saranno due: il sindaco Eligio Rubeis sarà assolto e continuerà a lavorare oppure il sindaco Eligio Rubeis sarà condannato e allora scatterà la legge Severino per cui l’amministrazione da lui rappresentata dovrà sciogliersi.

La soluzione razionale è solo questa. Invece si continua nello psicodramma delle consultazioni e dei malpancisti. E i mal di pancia diventa contagioso offrendo l’idea orrenda dell’accanimento terapeutico verso l’amministrazione in carica che continua a lavorare.

Eppure l’amicizia umana e politica nei confronti di Eligio Rubeis continua ad essere un dato incontrovertibile. Se fosse vero si dovrebbe continuare a lavorare per la città dandogli la possibilità di farlo arrivare a giudizio. Un modo di sospendere il giudizio sull’amico Eligio, al di là dei toni fuori dalle righe ai quali Eligio aveva abituato un po’ tutti, convinto di trovarsi sempre nel tinello di casa sua.

Anche questa sarebbe una prova di amicizia politica, oltre che umana. Se dovesse chiudersi in anticipo chi avrà remato contro questa soluzione non solo non potrà dire di essere amico, personale e politico, di Eligio. Ma il problema reale sarà quello di consegnare la città a un funzionario del ministero.

Probabilmente la ritrosia a continuare il percorso amministrativo è mossa da altro. I consiglieri che vogliono chiudere vivono nell’impossibilità di dare risposte nell’immediato ad altri cittadini che a loro si rivolgono. A queste richieste pressanti i consiglieri dovranno rispondere semplicemente replicando che l’età in cui l’eletto risolveva problemi personali del cittadino è finita. Oggi le amministrazioni comunali possono presentarsi ai propri cittadini-utenti con una struttura agile, trasparente, diretta, in grado di dare risposte e soluzioni. Ma nessuna amministrazione può risolvere in modo improprio problemi personali. E questo sarà vero sia che questa amministrazione riesca a durare sia che finisca in modo anticipato.