Odiata da tutti, ma dal 1976 è ancora lì

In questi anni le amministrazioni comunali che si sono succedute hanno vinto con parole d’ordine che dicevano chiaramente di voler chiudere la discarica. Ed anche i contendenti dicevano lo stesso: “chiudere la discarica!”
Ad oggi la discarica non solo permane e funziona ma ha in predicato di realizzare un impianto per il trattamento meccanico-biologico (TMB) che dovrebbe produrre biostabilizzato e un altro invaso da cinquecentomila metri cubi. Quindi, non solo non si vede la via d’uscita, ma i tratti che stabiliscono la sua permanenza sono decisi non dal Comune ma dalla Regione Lazio, unica vera e propria sede che ha potere determinante.
L’attuale amminsitrazione di Eligio Rubeis si oppone al nuovo invaso, ha trovato cose fatte sulle decisioni che vogliono l’impianto per il trattamento meccanico biologico (TMB). Ma è difficile raccontarlo alla gente che oggi, 28 gennaio, protesta mentre si svolge la conferenza dei servizi per salvare la falda inquinata a causa della discarica.
Ad animare la rabbia generalizzata – giustamente provocata dalla mancanza di soluzioni che non possono arrivare da una città, ma da scelte di sistema – arrivano gli elementi di scienza.
Su alcuni dati si costruiscono congetture, monta l’allarme. E il primo dato arriva dai rilevamenti di Malagrotta. (Malagrotta di Roma, quindi, non l’Inviolata di Guidonia).
Ebbene, secondo le rilevazioni del Politecnico di Torino sono aumentate le rilevazioni di ferro e manganese. E questo con buona probabilità è determinato dalla presenza di percolato. Rilevazioni fatte cinque anni fa danno questo risultato anche all’Inviolata.
In verità non servono dati, non servono congetture e confutazioni, per dire che la discarica deve essere bonificata. Bisogna imporre nel sistema di gestione di tutto il “paese-italia” il metodo di raccolta differenziata, gestione degli inerti per riciclaggio e realizzazione del compost per concime dei terreni. Il sistema di cumulo in discariche non può attenere a realtà industriali dove si producono due chili di mondezza per abitante. In questo, storia solita, i poteri di un sindaco sono limitatissimi. E neanche i poteri di veto, negando autorizzazioni per conferire nella propria area, non hanno peso normativo: un Comune non è uno Stato a parte!
Al sindaco, come sempre, invece vanno le invettive di coloro che giustamente protestano. Quindi, la Regione decide, il sindaco si carica le responsabilità. La storia è nota. La storia di questa città e del suo tributo ai problemi di un territorio di area vasta, è stata più volte scritta. Bisogna cambiarla invece. Ed è per questo che ai manifestanti, alla rabbia incondizionata, non si può dar torto.