Verrà girata una fiction con Stefania Sandrelli, Gabriel Garko e Anna Galiena tra il 6 e l’8 maggio

Siamo sempre stati persuasi che il centro nevralgico della città debba tornare ad essere Piazza Matteotti. Oggi legata alle esigenze di chi ha come riferimento il palazzo comunale, questo stesso palazzo deve diventare emblema di una nuova centralità, legata ad interessi culturali e insieme di esser di raccordo tra tante diverse sensibilità.

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L’architetto Giorgio Calza Bini l’aveva concepita già in senso attuale. Di quella attualità che si è dispersa nei recenti decenni, dove il primato della chiesa è tornato a governare il cuore di una comunità e non solo le anime di coloro che aderiscono a un credo.

Con l’architetto razionalista, la chiesa ha un ruolo importante e sovrano. Sta al di sopra. È raggiungibile attraverso la scalinata ma non è al centro della città. L’abbraccio ai diversi soggetti di cui la comunità di donne e uomini fanno parte è dato dalla laica presenza del porticato che ospita gli uffici di questo avamposto del governo della cosa pubblica: il Comune. La torre, oggi un po’ sbiadita, come sede della polizia municipale, sta ad indicare la forza di cui deve dotarsi la comunità civile e la sua capacità di guardare dall’alto. Adiacenti le abitazioni. Non c’è distacco tra governo della cosa pubblica e cittadini.

Ed è per questo che piazza Matteotti è un grande esempio di architettura. Il suo recupero è stato continuato dal sindaco Eligio Rubeis, iniziato dal precedente sindaco Filippo Lippiello. Ma non è ancora ultimato. Al fine di recuperare l’integrità della struttura debbono smantellare le superfetazioni presenti al di sopra della struttura: gli impianti di aerocondizionamento dell’aria.

Solo così la piazza conquisterà perfettamente la sua integrità, iniziando effettivamente quel lavoro di recupero che deve riguardare tutta la Città Giardino costruita in età fascista per i militari dell’aeronautica italiana – branca dell’esercito e della tecnica in cui in quel 1938 gli italiani erano ancora avanguardia nel mondo.

Oggi non esprimiamo più primati di questo tipo. Sarebbe ridicolo pavoneggiarsi nelle memorie o orgoglio posticipato, ma recuperare l’integrità di queste strutture è necessario alla sua comunità attuale per comprendere il senso delle sue origini e di come la storia dell’uomo non si glorifica in modo direttamente proporzionale ai secoli che sono trascorsi. Bensì si rafforza con la coscienza piena di sé, sia come memoria personale che collettiva.

Quindi non a caso è stata scelta piazza Matteotti per un set cinematografico. Venti anni anni fa non sarebbe stato possibile. Quell’orrenda scritta “Comune di Guidonia M.celio” (sic!) in azzurro sul palazzo rendeva improponibile la veduta della piazza al mondo dei non-giudoniani. Il parcheggio per automobili che prima di Lippiello era stancamente garantito per i pochi frequentatori avrebbero reso il plateatico buono solo per raffigurare squallore. Oggi la presenza di un teatro, vero, che funziona, la rendono un luogo normalmente accessibile per persone di tutte le età. Non un ricovero di perditempo.

I prossimi appuntamenti, come si ripete, sono il recupero funzionale ed estetico della torre e lo smantellamento degli impianti sopra la struttura muraria. E sarebbe un grande acquisto per la città, per i suoi appuntamenti, per la sua visibilità che deve valere per l’oggi. Non semplicemente per fissare meglio alla memoria il suo recente passato.