L’esempio della Puglia per un richiamo senza precedenti: una rete di parchi, musei o set cinematografici a cielo aperto

di Angelina Travaglini

La Regione Puglia ha messo in rete i presepi viventi di tutte le province del suo territorio, da Foggia fino alla finis terrae del Salento, selezionandoli in base a standard di qualità basati sul numero di edizioni, numero di figuranti, allestimento, numero di quadri tematici, cura e mantenimento del presepe, validità del rapporto anziano e giovane all’interno della comunità. Sono tredici i presepi vincenti su sessantacinque candidature.
Si chiamano presepi viventi ma in Puglia sono qualcosa di più. Forse con un neologismo si potrebbero chiamare “parchi presepiali”. Questo perché l’orografia è l’elemento princeps, ma sono soprattutto un’opportunità per rappresentare e rivalutare la cultura della Puglia, con gli usi e i costumi storici, dai graffiti delle grotte preistoriche alla vita degli anni ’30 e ‘40, di tutte le comunità, incluso la comunità della Grecia salentina, quella Albanese e quella Ebrea. La tradizione contadina, la contea medievale, rivivono in una rappresentazione cinematografica seduttiva che invita il visitatore a partecipare.
Spazi medio grandi, paesi, a volte intere colline o anche grotte preistoriche, castelli medioevali sono i set dove  uomini e donne e neonati rappresentano la Natività, così come ce la tramanda l’iconologia del Presepe certo, che è l’emozione della vita, ma sono soprattutto una rappresentazione cinematografica seduttiva della cultura immateriale della Puglia e anche un pacchetto formidabile per il turismo invernale.
Un set seduttivo che deve ancora trovare la sua vera destinazione d’uso. Intanto, la Regione Puglia li ha messi sotto tutela. Anche se l’assessore alla Cultura della Regione Puglia, Silvia Godelli,  ha sempre dichiarato: ”Prima viene la cultura e poi il turismo!”.