Guidonia sempre più nel caos. Dopo i quindici arresti tra dirigenti del Comune e personale della precedente amministrazione, anche chi era all’opposizione non trova la quadra. Infatti, il partito democratico è in contrasto interno. Motivo: le primarie di partito appena celebrate per decidere il candidato sindaco.
C’era stato uno stop. La segreteria provinciale aveva chiesto una riflessione per trovare una candidatura di più ampio respiro. Erano stati fatti due tentativi con due ex magistrati che non erano arrivati a dama. In questa situazione, la riflessione condivisa, era quella di evitare primarie senza senso. IL partito democratico deve trovare una soluzione forte per la città, non seguire il rituale previsto dalla liturgia di partito.
Ma a guardar bene era anche la data del 23 ad apparire insensata: una settimana dopo vota per il segretario nazionale. Perché non unire le date in una consultazione unica?
Risultante: affluenza molto fiacca. La vittoria di Emanuele Di Silvio appare una dotazione elettorale scarsa per dare forza a una candidatura di un Comune di quasi centomila abitanti.
È chiaramente Simone Guglielmo il maggiore alfiere della revisione democratica da attuare nel partito: “Il partito non può muoversi con inerzia in una situazione così critica per la città. Non aiuta a prendere le decisioni migliori. In una situazione di emergenza democratica bisogna saper fare qualcosa di più che le primarie con qualche amico di sezione che viene a votarti”.
Simone Guglielmo, che fare?
“La nostra proposta già l’abbiamo fatta. Serve un personaggio super partes. Una figura di specchiata esperienza e moralità che prenda le redini del nostro Comune riuscendo a portare con sé anche le liste civiche”…
Per fare cosa?
“Innanzitutto il Comune ha bisogno di una politica di bilancio molto assennata. Lo stato delle nostre risorse finanziarie è molto, molto, critico. Inutile anche lanciare accuse o stabilire responsabilità. A questo ci penserà la magistratura. Noi invece dobbiamo esprimere la cultura del fare. Rimettere in piedi questo Comune e non può farlo una persona inesperta”.
Quale credibilità può avere oggi un progetto di questo tipo per gli elettori?
“Guardi, se necessario, sono disposto anche io a fare un passo indietro”.
Cioè?
“Non mi candido. Possiamo vedere ogni soluzione per dare dimostrazione della volontà di un ricambio chiaro e netto. Certo, dobbiamo anche dire che per entrare bene nei meccanismi di un’amministrazione pubblica ci vogliono degli anni. E come vale per il candidato sindaco, anche per i candidati consiglieri non si possono presentare persone che hanno dalla loro solo buona volontà. Serve esperienza, capacità di leggere i bilanci, di entrare nel merito dei problemi”.
Dove arriva la sua apertura? Che tipo di nuova amministrazione propone?
“Non esito a chiamare quella che dovrà governare Guidonia una coalizione di salute pubblica. Dobbiamo allargare alle liste civiche. Allargare alle forze migliori della città. Chiedere a tante brave persone e professionisti di entrare e darci una mano in questo percorso difficile”.
Tutto questo perché temete i Cinquestelle?
“Senza enfatizzare. Credo sia una iattura lasciare le redini questo Comune alla demagogia dei Cinquestelle. Guidonia deve mettere in circolo le competenze di cui dispone. Non può perdere altri anni con gli apprendisti”.
Allo stato dell’arte, quindi, cosa c’è da fare?
“Continuerò questa battaglia con gli amici di partito che condividono la mia stessa preoccupazione. Le garantisco che sono la parte maggiore e più vigile del partito democratico. Ma dobbiamo riuscire a coinvolgere il resto della città in un processo di cambiamento. La prova è troppo importante nella nostra Storia per lasciarla all’inesperto di turno che qualsiasi schieramento riesca ad esprimere”.