La Madre Coraggio di Guidonia di nuovo in lotta, sblocca col suo sit in la stasi burocratica che gli negava l’assistenza per la figlia 

 

“Mia figlia è vittima del sistema”. Gloria se ne infischia delle proporzioni nello scontro. Non gli importa se l’avversario è più grande e impalpabile. Lei si schiera. Ma lo fa adottando le modalità di portare a casa il risultato. Ma si lancia in battaglie ideali, che potrebbero non essere comprese: in pieno agosto l’abbiamo vista impegnata nella testimonianza a favore dell’ex sindaco Eligio Rubeis solo e solamente per dire: “è stato un buon sindaco chi arriva dopo di lui dovrà esser come lui”.

Negli anni precedenti è stata protagonista di contestazioni finite sugli organi di informazione nazionale. Contro la disabilità, contro ogni caso di evidente ingiustizia. Non ha remore. Né peli sulla lingua. Parole chiare, dirette. Senza mai offendere nessuno. Portando al centro il problema. 

Ma non ha il senso dello schieramento. Non calcola, non si modula in relazione al contesto. In un’intervista televisiva ha scombussolato le aspettative dell’anchor man per cui ora desta preoccupazione agli stessi operatori dell’informazione che si accingono a intervistarla. Non lo sa ma è una regina della comunicazione. IL cronista che le si avvicina per portare avanti la notizia del giorno diviene immediatamente semplice cassa di risonanza affinché si conoscano i problemi e le sofferenze da lei poste in evidenza come problema della società.  

Gloria si è sempre battuta contro le inefficienze burocratiche, gli errori della macchina statale. Giovedì 8 settembre è scesa nuovamente sul piede di guerra: si è organizzata per non mollare il presidio dell’azienda sanitaria locale. Tenda da accampamento, perfettamente organizzata per trascorrere le notti davanti alla sede del Gualandi. Fin quando non avrebbe raggiunto il suo obiettivo. E l’ha ottenuto. Gloria ha bisogno di assistenza sanitaria affinché la figlia maggiore trovi i sistemi ambientali oltre che terapici più adatti alla sua patologia. Affidata alla comunità terapeutica centro Emi, la ragazza ha bisogno di continuità nell’assistenza sanitaria che invece è stata interrotta per mancanza di richiesta esplicita da parte dell’Asl.

“Nessuna rimostranza contro i medici – chiarisce Gloria – Erano i medici stessi della Asl ad avermi convinto che affidare mia figlia in una sistemazione terapeutica adeguata era la cosa migliore da fare: mia figlia rifiuta i farmaci e poi debbo tutelare l’altra figlia in casa”.

La ribellione kafkiana di Gloria stavolta ha oleato immediatamente i meccanismi incastrati della struttura sanitaria e, una volta assicurato che questo tipo di assistenza sarà assicurata, ha dismesso la tenda e come un grande capo apache si è ritirata.

C’è la preoccupazione per le figlie. C’è in lei anche la capacità di sapere equilibrare il tiro della protesta: “Sono le disfunzioni della macchina amministrativa che non riesce a seguire i tempi di cui hanno bisogno i portatori di problemi reali di vita” – spiega.

Quindi la voglia di non mollare. “Non importa chi e come. Bisogna rompere l’incantesimo in cui gli uffici pubblici si bloccano in attesa di quel visto, della relazione che consiste in una paginetta scritta, di ogni elemento crei una fase di stallo. La protesta è un momento che rende la nostra società viva e non succube della tecnologia e delle gerarchie. E poi c’è mia figlia! Lei è tutto. Deve sapere che c’è una famiglia che per lei non molla. Vogliamo che la pratica della sua cura vada avanti. E non ci importa se in questa battaglia siamo soli. Mia figlia ha bisogno di assistenza. Così non può durare”.