Dicevamo della campagna elettorale soporifera. Dopo una stagione inquieta terminata con gli arresti, la fase successiva col direttorio degli eletti nel Movimento Cinque Stelle, l’ultimo anno temperato dall’ingresso del Pd perché in consunzione, ci si aspettavano tuoni e fulmini. C’erano le premesse. Il centrodestra trova a sorpresa l’unita con l’ex dirigente Alfonso Masini candidato a sindaco, la riproposizione del neo-centrosinistra, due liste civiche: una propriamente detta, l’altra formata dalla composizione di esponenti politici arrivati da esperienze più diverse.

Ce n’era abbastanza per un confronto forte, serrato, sulla città. E invece i candidati lavorano sotto traccia. Zitti zitti. Alle grandi iniziative preferiscono gli incontri di vicinato. Pochi appuntamenti in piazza per rieditare un momento nevralgico della democrazia, quella dell’esposizione di chi si candida dei propri argomenti. Ben poco di tutto questo.

E allora che si fa? Si chiamano i leader. Come ai tempi di Togliatti, il capo carismatico del partito di gramsciana memoria doveva raccogliere le masse per dare l’indicazione di voto e le motivazioni fondanti di diffondere. Ma è uno stilema superato. La gente è satura di leader in televisione e vederli dal vivo non aggiunge nulla, se non frasi del tipo: “me lo immaginavo più magro” o “più alto”.

La testimonianza è data dal flop di Giuseppe Conte che, come riportato da Elisabetta Aniballi, non ha chiamato a sé neanche un condominio. Poca gente, i candidati. E avevano anche un’aria distratta e annoiata.

Ma sbaglierebbe chi pensasse che tutto questo sia dipeso solo da miopia degli organizzatori o da loro incapacità a costruire una rete con telefonate, manifesti, facebook: propaganda.

C’è una volontà in tutto questo. Non si vuole che la cittadinanza partecipi copiosa alle elezioni dando un voto di orientamento legato alla propria intuizione o al sentimento politico condiviso. I signori delle preferenze per contare di più al tavolo dei rapporti di forza ed essere determinanti nel successo della loro lista preferiscono che la popolazione votante sia formata solo dalle proprie truppe che hanno ben assimilato a chi dare il voto e soprattutto la preferenza.

È chiaro che in questo sistema la legittimazione arriva solo quando si riesce a porgere le terga sullo scranno desiderato in Consiglio comunale. Tutto il resto è nulla. Protagonismo della città nelle strategie metropolitane, gestione della mondezza e ubicazione del termovalorizzatore (Sic!), messa in funzione dell’impianto TMC, sviluppo delle imprese che sorgono nelle aree industriali e arrivo di nuove, questione di convivenza con le imprese del travertino … Tutte materie lasciate a coloro che sono stati delegati il 12 giugno di rappresentare la città senza avere un mandato vero e proprio.

In questi giorni Rai Tre invita i Comuni del Lazio che sono sotto elezioni a presentare i loro candidati. Guidonia tra questi comuni non c’è. Ma probabilmente nessuno dei candidati l’ha preteso dall’organo di informazione pubblico.