Danneggiamenti alla necropoli e all’impianto produttivo, distrutte invece le suole in metallo dei calzari rinvenuti all’interno di alcune tombe

comunicatoDanni a reperti, tombe e fornace. Il cantiere nato per la realizzazione della nuova strada è diventato meta di incursione da parte di predoni come di semplici curiosi. La situazione appare insostenibile, secondo quanto riportato dal comunicato ufficiale del Comune che si legge qui accanto. Questo significa altre spese per la salvaguardia. Il cantiere era costato, solo per aprirlo, 160mila euro che servivano per le operazioni strettamente necessarie ai primi scavi archeologici. Erano arrivati altri 40mila più altri 48mila, sempre per il “progetto archeologico di scavo”.

Se l’aggressione a beni pubblici finisse per danneggiare non sono quei beni – quali sono le ricchezze archeologiche di cui ciascun cittadino deve sentire di condividere la proprietà – ma anche la realizzazione di una strada importante per la fluidità del traffico da e per Guidonia, sarebbe un grave danno per la città.

Non deve pertanto esser considerata veniale questa appropriazione indebita di beni che poco fa giacevano sotto terra. Il loro saccheggio consiste in un danno pesante per la città che ha iniziato finalmente ad acquisire importanza storico-culturale per le ricchezze presenti nel suo sedime. Chiaramente un’operazione di controllo e repressione dovrà esser predisposta affinché certi episodi non abbiano a ripetersi. Non deve neanche fuorviare l’interesse apparentemente dimostrato per l’archeologia. Le presenze di persone non addette, denunciate dall’archeologo incaricato, potrebbero non aver nulla a che fare con la curiosità. Lo stop di un cantiere aperto per realizzare un’opera di viabilità non è la vittoria di nessuno. Compresi coloro che hanno avversato quell’opera.