La dichiarazione del sindaco di Roma. che è anche il presidente della Città Metropolitana, renderà inquieto il dibattito per mesi. Tutti concordano sul fatto che si debbano superare le discariche. Roberto Gualtieri ha quindi detto che vuole far realizzare l’impianto di termovalorizzazione da 600 mila tonnellate annue. Come struttura impiantistica si aggiungerebbe a una dotazione assai carente nella capitale che ammonta a tre impianti di trattamento meccanico biologico più un più modesto termovalorizzatore a San Vittore.

Roma deve uscire dall’emergenza ed è questo il sistema. Il problema è solo dove. Quando si tratta di affidarsi alla tecnologia più evoluta e si ritiene doveroso, anche per la provincia romana, chiudere al proprio interno il circuito di smaltimento dei rifiuti, sono tutti d’accordo. Quando si ipotizza dove, nascono i dolori.

E infatti Gualtieri dribbla la domanda cercando di accreditare innanzitutto la proposta operativa, la capacità di recepire il finanziamento e l’adozione della migliore tecnologia. Una volta accordato il consenso concettuale di tutti, il dove – secondo i calcoli – dovrebbe essere una pillola che si ingoia più facilmente.

Molto accreditata è l’area di Santa Palomba, nell’asse sud della provincia romana, praticamente nel comune di Pomezia. Non si capisce bene però come il sindaco possa prendere decisioni in un’area extra-comunale.

E vuole anche fare in fretta. Le idee più si offrono a congetture più se ne allontana la realizzazione. Si prevede la realizzazione entro questo corso amministrativo. Gli stessi consiglieri comunali di Roma non erano informati della presa di posizione del sindaco.

Il problema per tutti però resta quello dello smaltimento di rifiuti che arriva a 1.200 tonnellate al giorno. Impossibile continuare ancora a lungo con la pratica di far girare tanta mondezza per il resto d’Italia. Ma la domanda che rimane sospesa è quella sostanziale a cui il sindaco non vuole rispondere. Chi se lo prende il termovalorizzatore?