Indice Rilevanza

Dopo i poco più che settanta casi registrati fino inizio aprile la diffusione del contagio a Guidonia sembrava essersi fermata. E invece il COVID-19 fa sorprese. Seminarne il terrore sarebbe però l'errore più grande

Da un vigile urbano il circuito potrebbe estendersi. Villlanova diventa un cluster. Guidonia nella tormenta del virus

Galeotto fu il San Raffaele. Un ricoverato alla clinica che ha fatto balzare i dati di Roma avrebbe trasmesso il virus a nove parenti. Di lì la diffusione nella struttura abitativa di vicinato e anche a un vigile sul quale si teme maggiormente come momento di diffusione. Anche sindaco e giunta, secondo quanto pubblicato da Elisabetta Aniballi, sarebbero stati raggiunti dalla richiesta della Asl di effettuare i tamponi per sondare l’eventuale positività.

Tutto ciò non deve aggiungere elementi nuovi a quanto già sapevamo del Covid-19. La sua permanenza e la diffusione sono una realtà sulle quali siamo tutti consapevoli. Diverso però quando il problema non è più teorico o notiziale, bensì potrebbe bussare alla porta della propria casa.

Deve fornire come argomento sostanziale, non consolatorio, che le conseguenze del contagio che abbiamo visto fino ad aprile non possono lontanamente associarsi alle manifestazioni di oggi. Nessun positivo al tampone ha finora avuto bisogno del ricovero in ospedale, tantomeno quindi di terapie d’urgenza.

La vicinanza al virus è una realtà con la quale dovremo tutti fare i conti. Tenendo bene in mente le misure essenziali di profilassi, igiene e distanza imposti in una fase mai conosciuta precedentemente, dovremo tenere bene in mente che il Covid-19 non è solo una notizia allarmistica, bensì una realtà che scorre attorno a noi. Panico e paura non servono ad allontanarsene. Semmai presto scopriremo che il sessanta per cento di noi è stato attraversato da questo virus senza accorgersene, potremo ritrovare fiducia nelle strutture sanitarie e nella competenza dei medici che affronteranno il coronavirus come una malattia normale, non una malattia mortale.

Perché la speranza di esser negativi non può esser relegata al vaccino, di là da venire. Deve stare nella nostra vigilanza. E questo significa: tenere le distanze, pulizia delle mani, non creare assembramenti, evitare i luoghi al chiuso. Ma soprattutto non farsi vincere dalla paura che degenera nell’ isteria. Sarebbe la vittoria del virus, al di là di ogni suo risvolto clinico.