C’è stato un tempo, e siamo ancora in quel tempo, in cui tante persone sulla spinta dei loro convincimenti entravano in organizzazioni politiche per sostenere un’ideale o proposte di riforma concreta. Lavorare in un partito spesso implica un’attività a tempo continuato che non lascia spazio a nient’altro, che forma la vita in modo ancora più forte di una scuola o dell’università. Tanta abnegazione convive sempre con la remota speranza di poter rappresentare certe posizioni avanzando nei ranghi del partito. Quindi essere ri-conosciuti per le proprie qualità.

Solo che questo percorso è interrotto, come altre espressioni della voglia di fare. Ed a frapporsi è la classe dirigente dell’organizzazione politica di cui si appartiene. Ci sono sempre altri personaggi da far avanzare. Soprattutto nella politica attiva in Italia si conferma quel tetto di vetro dove le legittime aspirazioni dei singoli sono letteralmente bloccate dalla nomenclatura.

È un problema tipicamente italiano perché la partecipazione alla politica dal secondo dopoguerra ha visto un protagonismo molto forte di tante donne e uomini che hanno scelto di dare il loro tempo ad un progetto di cambiamento. E non c’è differenza dall’essere di sinistra o di destra. Sono manifestazioni tipiche del nostro paese che ripete gli stessi stilemi in contesti diversi.

Questo produceva dopo anni di impegno frustrato dai restringimenti della classe dirigente, l’abbandono dei più. Ma questa tendenza in uscita era colmata da altro flusso in entrata. Partiti e associazioni hanno sempre conosciuto un flusso sociale di ricambio. Da circa venti anni non è più così. Evidenza ne è il fenomeno di straniamento dalle grandi decisioni. Il cittadino si vede sempre più slegato dalla proposta. Si assiste alle decisioni attraverso la televisione.

La mancanza di effettivo ricambio nei ruoli di responsabilità dei partiti deve essere spezzato.

Le generazioni che entrano in politica ora vogliono contare e vogliono che sia valorizzato il loro merito.

Su questi presupposti è nata l’associazione che giovedì 14 aprile si è ritrovata al locale Manianpama. Si chiama Spirito Libero.

Si fonda tutto su “una scelta di campo in favore dei valori tradizionali e nazionali coniugati con la necessità di trovare nell’Europa dei popoli la prospettiva necessaria per fronteggiare la globalizzazione e gli istinti coloniali delle superpotenze ad est ed ovest” – come recita uno dei capisaldi dello Statuto. Il grande obiettivo dichiarato consiste in quello di essere “antidoto contro l’antipolitica” che “somiglia sempre più a un talent show” in cui “chi fa più chiasso è premiato”. Oltre alla politica del selfie, quindi. Si inizia dal Manianpama una grande marcia che deve essere innanzitutto di formazione. “Chiunque condividerà questo spirito sarà il benvenuto”. A parlare è un ragazzo di cinquant’anni di professione avvocato che si è sempre diviso nell’attività politica: Francesco Petrocchi. Ex consigliere provinciale e comunale a Mentana, l’iniziativa ora guarda innanzitutto “ad aggregare su temi e principi frutto di una visione del mondo”.