Ciascun consigliere col suo candidato alla Pisana: i simboli hanno perso il loro appeal

Tutti ai blocchi di partenza. La novità dei consiglieri civici, ciascuno però ben definibile in un preciso orientamento di partito detta una novità alla scena di Guidonia. Sì perché queste elezioni regionali saranno un test anche per l’amministrazione in carica e non tanto per vedere se lo schieramento è ancora saldo – in questo caso invece ogni test è superato in partenza non essendo i vincitori delle elezioni comunali rappresentanti di uno schieramento.

Sarà invece la prova di voti dei consiglieri eletti. Ciascuno porta un candidato, anche di riferimento opposto. Ma se così è il candidato alla Regione, su Guidonia, potrà contare i voti che gli porta il suo supporter locale. Non conta da quale lista si faccia riferimento. Contano solo i numeri. Del resto non potrebbe essere che così! I consensi dei singoli partiti consistono nella sommatoria dei propri candidati. Sempre più scarso l’appeal che ciascun simbolo esercita di per sé.

E allora i consiglieri comunali che non potranno davvero riposarsi avranno la possibilità di saggiare se il loro appeal elettorale è rimasto intatto, si è impinguato o manifesta segni di decrescita.

Inutile a dirlo, la prima chiamata in causa è l’eletta civica Arianna Cacioni che è candidata in Forza Italia. I voti totalizzati a Guidonia non servono davvero a guadagnarsi uno scranno alla Pisana ma potranno essere facilmente confrontati con quelli contati l’anno scorso alle elezioni comunali. Difficile che la Cacioni possa fare accordi con altri portatori di voti perché ciascuno è impegnato con altre avventure elettorali, stavolta però a sostegno dell’uno o dell’altro. Nessuno di questi potrà tradire la parola data al candidato in Regione perché il confronto dei numeri tra quelli dati al proprio referente alla Pisana e quelli raccolti appena pochi mesi fa saranno immediatamente confrontabili.

La situazione ce la spiega bene Elisabetta Anniballi. Qui proviamo a trarre le somme che partono da strategie machiavelliche per finire a calcoli tattici sul beneficio che si potrà trarre dall’esser stati sponsor una volta emesso il vincitore.

È chiaro che c’è un blocco forte sul candidato Marco Bertucci. Innanzitutto il padre Adalberto che è il più votato a Guidonia. Seguono quelli del Biplano, sia eletti che non.

A sinistra, invece, Rocco Cisano e Paola de Dominicis sono schierati con Marietta Tidei, che ha il favore di colui che oramai si considera un big della città: Aldo Cerroni.

Nel mondo Lega Alessandro Messa sostiene Giannini. Anche qui, prova del fuoco. Nel mondo leghista infatti a Guidonia ci sono orientamenti anche per la tiburtina Laura Cartaginese da parte di Andrea Mazza che però è stato eletto tra i civici e non nella Lega. Ma sempre il partito di Salvini presenta marcature scomposte con Anna Di Tella, non passata in Consiglio per un soffio, che vota e fa votare Cangemi che va in tandem, sempre con la Cartaginese.

Ognun per sé Dio per tutti nel mondo-PD. (Simone Guglielmo indica Mancini, tutti gli altri Daniele Leodori). Anche qui l’incapacità di produrre una propria candidatura in grado di portare alla Pisana una persona che si faccia veramente carico della città. Il nume tiburtino Marco Vincenzi non si candida. Organizza però un’iniziativa per giovedì 19 gennaio alle Scuderie Estensi dove parteciperà il candidato presidente del centrosinistra Alessio D’Amato. Ma tra gli invitati nel cartellone c’è anche Roberto Gualtieri, sindaco di Roma e presidente della Città Metropolitana. (Proprio lui che al momento è al centro dello scontro a Guidonia per la prossima messa in funzione dell’impianto TMB).

Ed è così che questa campagna elettorale evidenzia il caso psicologia di massa in cui si fa dell’autolesionismo per evidenti colpe contratte nel recente passato. E riguarda un po’ tutti. Ciascuno in corsa coi propri cavalli su cui scommettere ma ancora invisibile il traguardo, dove si corre, in quale direzione. C’è solo il perché: vincere. Ma a volte anche questo è dubbio.